figura femminile che danza stile paper cut colori pastello

Il mio diario

Ogni insegnante è stata prima un’allieva. E ogni gesto che oggi condivido nasce da ciò che ho vissuto in prima persona

Questo è lo spazio più personale del blog, quello dove abbasso le difese e ti parlo a cuore aperto. Per molto tempo ho pensato di dover mostrare solo la parte forte e risolta di me, ma poi ho capito che è nelle nostre fragilità che si nasconde la connessione più autentica.

Qui dentro troverai le mie storie, i racconti di un percorso fatto di cadute e di rinascite, di dubbi e di illuminazioni. Parlo della mia esperienza non per mettermi al centro, ma per creare un ponte verso la tua. È la mia testimonianza di come la danza, e più in generale l’ascolto di sé, possano diventare ancore di salvezza e bussole per navigare le tempeste della vita.

Spero che leggendo le mie parole tu possa sentirti meno sola nel tuo cammino e trovare l’ispirazione per onorare la tua, meravigliosa e unica, storia personale.


La prima volta che ho insegnato danza

Non ricordo il momento esatto in cui ho smesso di preoccuparmi. Forse è accaduto mentre le braccia si aprivano e l’aria diventava più densa intorno a me. Forse quando ho capito che il pavimento non era un limite, ma un appoggio. Mi muovevo e non…

Il movimento che nasce da dentro

Non sempre la danza arriva quando la cerchi. A volte ti sorprende mentre stai facendo tutt’altro, e il corpo decide di anticiparti, come se sapesse che è il momento giusto per parlare. È successo in uno spazio che di poetico non aveva nulla: un corridoio…

Quando ho danzato in un luogo inaspettato

Non avevo intenzione di danzare, quel giorno. Stavo solo camminando, con il passo distratto di chi pensa ad altro, e mi sono ritrovata in quella piccola piazza di periferia, deserta, spazzata da un vento leggero che muoveva i rami degli alberi come fossero braccia. Avevo…

Lo sguardo degli altri (o l’assenza di sguardi)

Non ricordo il momento esatto in cui ho smesso di preoccuparmi. Forse è accaduto mentre le braccia si aprivano e l’aria diventava più densa intorno a me. Forse quando ho capito che il pavimento non era un limite, ma un appoggio. Mi muovevo e non…

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