Tra Danza e Psicologia
Mi chiamo Francesca, e da oltre vent’anni vivo, insegno e studio il movimento, quello del corpo e quello della mente.
Sono danzatrice, insegnante riconosciuta CONI, infermiera e studentessa in Psicologia.
Ho studiato danza orientale tra Genova, Roma e Parigi, e continuo a formarmi perché credo che la vera competenza nasca dalla curiosità che non si esaurisce mai.
Negli anni ho capito che danza e psicologia non sono mondi separati, ma si parlano, si arricchiscono, si completano.
La prima lavora attraverso il corpo, l’altra attraverso la parola e l’ascolto.
Insieme aprono spazi di consapevolezza, trasformazione e benessere reale.
La danza mi ha insegnato a , la psicologia a comprendere ciò che si muove dentro.
Entrambe mi hanno portata qui, a costruire uno spazio dove poter condividere strumenti semplici, riflessioni profonde, esperienze autentiche.
🌿 Tre cose in cui credo
✅ Ogni corpo ha il diritto di sentirsi a casa
✅ La danza può essere un atto di cura profonda
✅ La consapevolezza inizia da piccoli gesti, ripetuti con amore
Il mio sguardo
Danzare è esprimersi senza parole. Scrivere è dare forma alle emozioni, ai pensieri, alle idee. La psicologia è il backstage: mi permette di capire le motivazioni di tutto ciò che sento e che vivo. Se mancasse anche una sola di queste, verrebbe meno una parte decisiva della mia espressività e della mia capacità di comprendere.
Danzare è stato per molto tempo il mio modo di parlare senza dover ricorrere alle parole, un dialogo fatto di gesti che la musica accompagnava facendo affiorare emozioni che altrimenti sarebbero rimaste sepolte da qualche parte dentro di me, senza nome e senza forma.
Scrivere è arrivato dopo, o forse è sempre stato lì, in attesa. Mi “alleno” ad esprimere con le parole quelle stesse emozioni, ma anche pensieri, riflessioni, idee che nella danza trovavano un corpo e che sulla pagina le sigillo, perché le parole scritte non sono suoni effimeri ma prendono forma e diventano manifeste, visibili a me per prima, e poi agli altri.
La psicologia è arrivata come un terzo sguardo, il backstage di tutto questo movimento interiore. Mi permette di capire le motivazioni di ciò che sento, di ciò di cui mi accorgo, di ciò che gli altri muovono in me e, senza questa traduzione, rimarrei in balia di sensazioni mute, di storie scritte ma non comprese fino in fondo. La psicologia è il mio traduttore interno: prende il linguaggio del corpo, quello del linguaggio, della parola, e li mette in relazione, li legge, li interpreta.
Quando tutte e tre le cose si uniscono è come se qualcosa prendesse finalmente vita e mi aiutasse ad esprimermi meglio e riuscissi a leggere ogni cosa con più chiarezza. Se sei arrivato fin qui, forse anche tu senti che per dire chi siamo, per comprenderci, per comprendere, abbiamo bisogno di più di una strada sola.







