Nella danza orientale, danza del ventre così come in ogni danza, ciò che fa la differenza e che rende speciale e carismatica una danzatrice non è solo l’espressività, ma anche la continuità del movimento.
Mi spiego meglio. Per rendere fluida una danza, ossia per rendere credibile l’interpretazione artistica, occorre muoversi in un tutt’uno con la musica. Senza scomporre questo concetto ai minimi termini per non renderlo arido e poco comprensibile, è preferibile pensare alla sequenza dei movimenti di una coreografia oppure di una improvvisazione, come un continuum, come un susseguirsi senza soluzione di continuità, appunto, dei movimenti. Unire passi, gesti, movimenti senza interromperli, senza lasciare spazio all’esitazione.
La fluidità che intendo è proprio questa. Non ci sono frammenti di discontinuità, non esistono attimi vuoti-per così dire- e nemmeno minuscole particelle di ripetizione del gesto. E’ come un fluire delicato delle movenze e dei passi che scorre come un fiume, che segue la propria corrente dei pensieri e delle emozioni.
La differenza tra eseguire e interpretare, come ho già accennato varie volte, sta proprio nella capacità di immergersi completamente in se stessi e acquisire la capacità straordinaria di ascoltarsi e raccordarsi con le note musicali.


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