Ma che ritornano
Non tutti i gesti si insegnano.
Alcuni nascono per caso.
Emergono in un momento di passaggio, durante un’esplorazione, in una pausa non prevista.
Non sono previsti dal programma, non appartengono a nessuna tecnica.
Eppure… restano.
Ricordo un giorno in sala.
Non stavo spiegando nulla.
La musica era appena partita, un brano lento, profondo, quasi liquido.
Avevo detto solo: “Chiudi gli occhi, lasciati attraversare.”
E mentre lo dicevo, senza pensarci, ho portato una mano al cuore, e l’altra si è aperta davanti a me, come a offrire qualcosa.
Un gesto semplice, naturale, istintivo.
Non avevo intenzione di mostrarlo.
Non era una figura.
Era mio.
Eppure, settimane dopo, l’ho rivisto.
In più di una allieva.
I gesti che ritornano
Li osservo spesso, questi piccoli gesti “non insegnati”.
Riemergono durante le improvvisazioni, nei momenti più autentici.
Un’inclinazione della testa. Una rotazione del busto. Un modo tutto personale di camminare nello spazio.
E mi accorgo che non sono passaggi imparati.
Sono gesti riconosciuti.
È come se il corpo li avesse visti, assorbiti, custoditi.
E poi, al momento giusto, li restituisse.
Con una voce propria, trasformata, nuova.
Sono i momenti in cui mi commuovo di più.
Perché lì capisco che qualcosa è passato.
Non una tecnica, ma una possibilità.
L’insegnamento che non si può spiegare
Ci sono cose che non si insegnano, ma si trasmettono.
Attraverso la presenza. L’ascolto. La fiducia.
Non c’è bisogno di dire: “fai così”.
C’è bisogno di esserci così.
Ho imparato che il corpo ascolta in profondità.
E sceglie cosa tenere.
A volte si affeziona a un gesto perché gli assomiglia, perché in quel movimento sente casa.
Altre volte rifiuta quello che è troppo imposto, troppo perfetto, troppo lontano.
E allora capisco che la mia danza serve davvero solo se lascia spazio a quella dell’altra.
Un messaggio da portare con sé
Se insegni, non preoccuparti di spiegare tutto.
Lascia anche un po’ di mistero, un po’ di spazio bianco.
Fidati del corpo che osserva, che assorbe, che trova la sua strada.
Se danzi, permettiti di fare tuoi anche quei gesti “fuori traccia”, quelli che ti chiamano senza sapere perché.
Forse non fanno parte della coreografia.
Ma forse… fanno parte di te.


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