Le cose che ho imparato dalle mie allieve, un gesto alla volta
Pensavo che insegnare significasse dare.
Spiegare, mostrare, guidare.
Poi ho capito che insegnare danza era prima di tutto ascoltare.
E che ogni gesto condiviso era una conversazione silenziosa, a due voci.
Il momento in cui ho iniziato a insegnare
Non ricordo un momento preciso in cui ho deciso di insegnare.
Credo sia accaduto nel tempo, mentre danzavo e qualcuno mi chiedeva:
“Puoi mostrarmelo anche a me?”
Ho cominciato con poche allieve. Volti nuovi, sorrisi timidi, mani che cercavano il ritmo.
All’inizio ero concentrata sul fare bene: spiegare i movimenti, contare il tempo, strutturare la lezione.
Ma qualcosa non tornava: a volte il gesto era corretto… ma mancava vita.
Le cose che non si spiegano a parole
Con il tempo ho capito che la tecnica non basta.
La danza orientale ha una grammatica, sì, ma è scritta sul corpo di ognuna.
Ogni donna porta una storia diversa nei fianchi, nella schiena, nello sguardo.
E nessuna sequenza può essere veramente “giusta”, se non nasce dal sentire.
Le mie allieve me l’hanno insegnato.
- Quando si fermavano a respirare invece di proseguire.
- Quando si commuovevano per un gesto che avevano fatto mille volte.
- Quando mi dicevano: “oggi non riesco, ma sono felice di esserci.”
Insegnare come presenza, non come prestazione
Con loro ho imparato a fare spazio, non a riempirlo.
A lasciare che i silenzi parlassero, che la lentezza fosse benvenuta.
Che anche restare ferme potesse essere danza.
Ho imparato che insegnare è un atto di ascolto continuo:
- Ascolto del gruppo
- Ascolto del corpo altrui
- Ascolto del mio corpo che cambia, che sente, che risuona
Quando mi hanno insegnato loro
Alcune di loro sono rimaste per anni, altre solo per una stagione.
Ma tutte, in qualche modo, mi hanno insegnato qualcosa:
- A sorridere anche quando non mi sentivo pronta
- A danzare con le parole, non solo con i passi
- A non dimenticare mai che il gesto nasce da dentro
Una riflessione aperta
Non insegno più, per ora.
Ma quell’ascolto mi è rimasto nel corpo.
E ogni volta che scrivo, o danzo per conto mio, sento ancora quelle presenze intorno.
Come se ci stessimo ancora guardando, in silenzio, dicendoci:
“Io ci sono. Anche oggi.”
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Insegnare danza, per me, è stato un cammino di ritorno verso l’umano.
Verso il gesto imperfetto, ma vero.
Verso la bellezza che nasce non nel fare, ma nell’essere insieme.
Ogni allieva che ho incontrato è stata anche una maestra.
E ogni volta che ho insegnato… ho imparato.


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