Un ricordo di pelle, di ritmo, di scoperta. Quando danzare ha smesso di essere imitazione e ha iniziato a somigliare a me
Ci sono momenti che non hanno data,
ma restano incisi nel corpo.
Il mio primo cerchio non è stato il primo gesto che ho imparato.
È stato il primo che ho sentito mio.
Quel giorno non avevo un costume, né un palco.
Forse nemmeno uno specchio davanti.
Ma c’era una musica lenta, un tappeto, e io.
E il mio bacino che disegnava un cerchio, non per imparare… ma per riconoscersi.
🌀 Il cerchio nella danza orientale
Il cerchio è uno dei movimenti più semplici e antichi nella danza orientale.
Eppure è anche uno dei più profondi.
Non ha inizio, non ha fine.
Non va da nessuna parte, torna.
Quando danzi un cerchio, non stai raccontando una storia.
Stai tracciando uno spazio.
Un confine. Una presenza. Un centro.
Quel giorno, quel gesto
Ricordo il momento.
Non il contesto esatto, ma la sensazione nel corpo.
Un gesto che non cercava l’approvazione.
Che non pensava se fosse “bello” o “giusto”.
Un gesto libero da fuori, ma profondamente dentro.
Ho sentito che ero io, in quel cerchio.
Nel ritmo lento, nella morbidezza, nel respiro che lo accompagnava.
E per un attimo, non mi importava nulla:
non il tempo, non chi c’era, non cosa avrei fatto dopo.
Ero lì.
E mi bastava.
🌸 Quando un gesto diventa casa
Quel giorno ho capito che un gesto può contenerti.
Può diventare un luogo in cui tornare ogni volta che ti perdi.
Da allora, ogni volta che danzo un cerchio,
anche dopo anni, anche ora che non insegno,
sento quella stessa sensazione:
“Sono qui. Sono intera. Sto danzando. Ma soprattutto… sto tornando a me.”
Invito a chi legge
C’è un gesto che per te è casa?
Una forma, un respiro, un piccolo movimento che ti fa sentire presente?
Forse non è un cerchio.
Forse è camminare lentamente, o aprire le braccia.
Quando lo senti, fermati.
E resta un momento lì.
A volte basta quello per ritrovarsi.
Il mio primo cerchio non è stato una conquista tecnica.
È stato un ritorno.
Il primo “sì” che ho detto con il corpo, senza parole.
E da allora, ogni danza è stata, in fondo, un modo per restare.
Restare in ascolto.
Restare in presenza.
Restare, semplicemente, me stessa.


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