una elegante e raffinata danzatrice del ventre

Gesto e identità: chi sono quando danzo?

Il movimento come via d’accesso all’autenticità

C’è un momento, mentre danzo, in cui smetto di chiedermi come appaio.

Il gesto si fa respiro, la sequenza diventa presenza, il ritmo prende il posto del pensiero. E qualcosa in me si scioglie.

Non parlo della performance, né del compiacere uno sguardo esterno. Parlo di quella soglia invisibile che si attraversa nel silenzio tra un passo e l’altro, quando il corpo comincia a parlare una lingua più vera, più antica.

Mi sono chiesta spesso: chi sono, quando danzo?

La risposta non è mai la stessa. Eppure ogni volta è autentica. A volte sono fragile. A volte sono fuoco. A volte sono tutte le parti di me che nella vita quotidiana si tengono a distanza: la donna che sa e quella che cerca, quella che guida e quella che si lascia andare.

La danza orientale, più di ogni altra forma espressiva che ho incontrato, mi ha restituito il contatto con queste sfumature. Non impone, non forza, non pretende di cancellare ciò che è. Accoglie. Amplifica. Fa spazio.

Nel gesto, nell’oscillare del bacino, nel tremore sottile del ventre, non si cela solo una tecnica o una forma estetica: c’è un’identità in movimento. Un’identità che non si lascia definire dai ruoli, ma che si rivela nell’esperienza.

Cosa sento, mentre ruoto le braccia come ali?

Cosa accade in me, mentre il petto si apre o si ritrae?

Spesso, chi si avvicina alla danza orientale per la prima volta mi dice: “Non so se ce la farò, non so se mi sentirò a mio agio.”

E io rispondo: “Non è questione di saper fare. È questione di ascoltare.”

Perché danzare, davvero danzare, è un atto di ascolto profondo.

È mettersi in relazione con il proprio corpo non come oggetto da controllare, ma come compagno di viaggio.

È concedersi di scoprire che ogni movimento porta in sé un messaggio.

Un confine, un desiderio, un’emozione che non trova parole.

Quando entriamo in sala e chiudiamo la porta alle spalle, non ci portiamo solo le scarpe da danza o il foulard. Ci portiamo la giornata, le tensioni, le aspettative. Ma poi il gesto inizia. E qualcosa cambia.

La domanda “chi sono?” non ha bisogno di una risposta definitiva.

Basta lasciarla scorrere, lasciarla danzare.

Perché, a volte, non siamo altro che un corpo che respira e si muove nello spazio, senza giudizio.

E in quell’attimo, siamo completamente noi.

Comments

2 risposte a “Gesto e identità: chi sono quando danzo?”

  1. Avatar Le perle di R.

    “Perché danzare, davvero danzare, è un atto di ascolto profondo.
    È mettersi in relazione con il proprio corpo non come oggetto da controllare, ma come compagno di viaggio.” 💖

    "Mi piace"

    1. Avatar Francesca

      La danza è un altro modo di esprimersi, in silenzio e con il corpo. esperienza che consiglio. Grazie Rita!

      Piace a 1 persona

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