Ci sono parti del corpo che custodiscono una memoria silenziosa. Non parlano, non gridano. Ma aspettano. Il bacino è una di queste.
Per chi danza – o semplicemente ascolta il proprio corpo – il bacino è molto più di una struttura ossea. È un luogo. Una casa. Un punto d’origine da cui si irradiano movimenti, emozioni, intuizioni. È lì che si incrociano radici e desideri, forza e fluidità, tensioni e aperture.
Nella danza orientale – ma anche nello yoga, nei cammini lenti, nei gesti quotidiani che diventano consapevoli – il bacino è il centro. Non solo fisico, ma emotivo. È da lì che si parte. È lì che si torna.
Quando lo risvegliamo, qualcosa cambia.
I movimenti diventano più veri, più nostri. Non dobbiamo più imitare, eseguire, dimostrare. Basta lasciar emergere. I fianchi che oscillano, il ventre che respira, il corpo che si fa terra, acqua, onda.
E non è solo una questione di danza. È una questione di sentire.
Il bacino custodisce anche ciò che abbiamo trattenuto. Rabbie non dette, paure sedimentate, sogni accantonati. Ogni tensione trattenuta lì è un’emozione congelata. Ogni gesto che parte da lì è un’opportunità di liberazione.
Quando sciogliamo il bacino, qualcosa si apre anche dentro di noi.
Il respiro scende più in basso, il cuore si sente meno solo, la mente finalmente tace.
Non serve fare grandi cose. Basta muoversi lentamente, ascoltarsi senza giudizio. Anche solo sedersi sul pavimento, oscillare in cerchio, lasciarsi cullare dal ritmo interno.
In un mondo che ci vuole sempre veloci e razionali, ritrovare il bacino come centro del sentire è un piccolo atto rivoluzionario.
È un modo per tornare al corpo.
Per tornare a sé.
Per ritrovare un luogo caldo da cui partire.
E tu, da dove parte il tuo movimento oggi?
Ti invito a provarci: chiudi gli occhi, respira, e lascia che sia il tuo bacino a guidarti. Anche solo per pochi minuti. Anche solo in silenzio.


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