C’è una parola che torna spesso nei percorsi che intrecciano movimento e consapevolezza: confine.
Eppure ha una fama controversa.
Qualcuno lo sente come barriera, qualcun altro come protezione.
Io lo immagino come una linea sottile, viva. Una soglia tra me e ciò che mi circonda. Tra ciò che mi appartiene e ciò che posso lasciare fuori.
Il confine, nel corpo, è pelle.
Nel cuore, è intuizione.
Nel gesto, è ascolto.
Quando danzo — anche solo con un piccolo movimento tra le dita — cerco di sentire dove finisco io.
E dove inizia il mondo.
🌀 Una parola che danza
Prova a danzare confine.
Non come limite rigido, ma come bordo morbido.
Fai un piccolo movimento e osserva dove si ferma.
Quanto spazio occupi? Quanto spazio ti concedi?
Il corpo risponde, se lo ascolti senza pretendere.
👋 Il gesto della sera
Chiudi le mani lentamente.
Poi riaprile.
E di nuovo.
Con dolcezza, senza fretta.
È un gesto semplice, ma racchiude tutto:
chiudere per custodire, aprire per offrire.
Ogni mano ha un confine. Ma anche un centro.
Ascoltalo.
👣 Il rituale del mattino o di inizio giornata
Tocca i contorni del tuo corpo.
Parti dalla testa, scendi lungo il collo, le spalle, le braccia.
Accarezzati senza giudizio, come si fa con chi si ama.
Arriva alle gambe, alle caviglie, ai piedi.
Non è un esercizio estetico.
È un modo per dire: “Questo sono io. Questo è il mio spazio.”
🎵 Musica che accompagna
Tre brani per sentire il ritmo dentro e fuori, tra battito e respiro:
- Intro – The XX
- Breathe Me – Sia
- Opus – Eric Prydz
Ascoltali come un tempo sospeso.
Senti i vuoti tra una nota e l’altra.
Il confine è anche lì, nel silenzio che contiene.
✨
Questa settimana danzo con l’idea che i confini non siano muri, ma membrane.
Qualcosa che si tende, si ammorbidisce, respira.
Qualcosa che protegge… ma non chiude.
Se ti va, fammi sapere: qual è il tuo gesto di confine?


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