una danzatrice del ventre e un mazzo di fiori

Quando il vuoto diventa fertile e pieno di senso

C’è un punto, a metà strada tra il pieno che soffoca e il niente che fa paura, in cui il vuoto si mostra per ciò che davvero è: uno spazio. Uno spazio che può fare paura, sì, perché ci toglie i riferimenti abituali, ci lascia nudi davanti a una soglia, in attesa. Ma se smettiamo di cercare di riempirlo subito — con parole, con impegni, con gesti meccanici —, quel vuoto può diventare fertile.

Abbiamo imparato a temerlo, il vuoto. È il momento in cui si fa silenzio in una conversazione, quello in cui ci svegliamo e non sappiamo bene cosa fare della giornata, quello in cui finisce qualcosa e il nuovo non è ancora cominciato. Ci affrettiamo a colmarlo, come se fosse un errore da correggere. Eppure, è proprio lì che può nascere qualcosa di nuovo. Un’intuizione, un cambiamento, una domanda giusta.

Il vuoto è attesa senza urgenza. È un grembo che accoglie prima ancora di sapere cosa nascerà. Ma per farlo diventare spazio vivo, dobbiamo concederci di sostare. Di restare anche quando ci sembra di non aver nulla da offrire. Di non fare.

Nella danza, ad esempio, è spesso nella sospensione tra un movimento e l’altro che si svela l’anima del gesto. Non nel fare continuo, ma nel vuoto tra due azioni. È lì che si crea intensità. È lì che il corpo parla.
E forse vale lo stesso anche per la vita. Nei momenti in cui nulla sembra muoversi, quando tutto sembra fermo o incerto, può esserci un ascolto più profondo. Una direzione che emerge non per volontà, ma per risonanza.

C’è una forma di creatività che non nasce da uno slancio, ma da una resa. Dal permettersi di non sapere. Di non avere subito una risposta.
A volte è nel vuoto che troviamo il vero centro. Non perché lo cerchiamo, ma perché finalmente smettiamo di affollarci dentro.
Allora cominciamo a sentire.

Un ricordo che riaffiora. Una frase letta tempo fa che ora ci parla. Un bisogno nuovo, più autentico.
Il vuoto diventa così pieno di senso. Non nel senso di un significato razionale, ma di una presenza. Una vibrazione sottile che ci connette a noi stesse.

In fondo, non tutto va spiegato. Ci sono attese che vanno semplicemente attraversate. Con rispetto, con dolcezza. Con un ascolto che non giudica.
Perché forse, il vuoto non è altro che un’altra forma dell’inizio.

Comments

2 risposte a “Quando il vuoto diventa fertile e pieno di senso”

  1. Avatar Le perle di R.

    “A volte è nel vuoto che troviamo il vero centro. Non perché lo cerchiamo, ma perché finalmente smettiamo di affollarci dentro.
    Allora cominciamo a sentire.” spiegato benissimo!

    "Mi piace"

    1. Avatar Francesca

      ❤️🌺 Grazie Rita!

      Piace a 1 persona

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