Ci sono giorni in cui la musica non è sottofondo.
È pelle. È dentro.
Si avvicina in punta di piedi, ti riconosce prima ancora che tu abbia trovato le parole.
Alcuni brani non servono per fare qualcosa: servono per essere.
Per attraversare un sentire, per sostenerlo, per restarci dentro senza fuggire.
E a volte anche per guarirlo.
🎵 Ricordo un momento preciso.
Ero ferma in cucina, dopo una giornata complicata.
Avevo quella sensazione di sospensione, come se qualcosa stesse per crollare e io dovessi restare immobile per non farlo succedere.
È partita “Nightbook” di Ludovico Einaudi.
Non l’avevo scelta, è arrivata da sola. Ma era perfetta.
Mi ha aiutata a respirare. Non ha risolto nulla, ma mi ha fatto restare. E in certi momenti, è tutto quello che serve.
Ci sono canzoni che diventano pelle.
Ti proteggono come una coperta sottile. Oppure ti espongono, ma con dolcezza.
“A Storm Is Coming” di Lorne Balfe e Hans Zimmer ha fatto questo con me.
Mi ha ricordato che anche la tensione può essere un ponte. Che la fragilità può avere ritmo.
Altre canzoni diventano respiro.
Ti insegnano a rallentare, a stare in ascolto.
Come “In This Shirt” di The Irrepressibles: una voce che non chiede niente, ma ti accompagna fin dove sei disposta ad andare.
Ogni volta che la ascolto, qualcosa in me si scioglie.
E poi ci sono i brani che sono stati d’animo allo stato puro.
Non descrivono: incarnano.
“The Sound of Silence” (la versione di Nouela) mi ha abitata per mesi.
Non avevo bisogno di parlare. Bastava lei.
Una canzone che stava zitta con me.
🎧 Se vuoi trovare la tua musica-pelle, ecco qualche consiglio pratico:
- Non ascoltare sempre con le orecchie.
Prova a sentire la musica con il corpo. Chiudi gli occhi. Dove si ferma? Dove risuona? - Cerca la lentezza.
Non tutta la musica deve scuotere. Alcuni brani esistono per accarezzare. - Fai una “playlist di pelle” solo per te.
Non dev’essere bella. Dev’essere vera. Anche se sono brani che non condivideresti mai con nessuno. - Usa le canzoni come promemoria emotivo.
Associale a momenti di consapevolezza, piccoli riti, giornate in cui vuoi ricordarti chi sei. - Ascolta anche strumenti “altri”.
Oud, kora, handpan, ney… A volte serve un linguaggio diverso da quello a cui siamo abituati.
La musica non è solo un sottofondo.
È una stanza in cui puoi entrare e restare un po’ con te.
E quando trovi un brano che ti fa sentire a casa,
non chiederti il perché.
Respiralo. Vivilo.
Fallo diventare pelle.


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