Una coreografia, un’emozione

La storia dietro le quinte

Ogni coreografia ha una musica.
Una sequenza. Un tempo.
Ma alcune hanno anche qualcosa in più: una ferita da raccontare, una forza da restituire, un’emozione che preme per uscire.
E quando questo accade, la danza non è più solo espressione estetica.
Diventa trasformazione.

Oggi ti racconto una di quelle coreografie che mi ha attraversata. Non perché fosse perfetta. Ma perché era necessaria.

Tutto è cominciato da una musica che mi faceva tremare

Era una melodia intensa, con un ritmo lento e profondo.
La prima volta che l’ho ascoltata, non ho pensato a come danzarla.
Ho sentito solo un nodo in gola. Una specie di richiamo, come se dentro di me ci fosse una storia in attesa.
Quella musica parlava di addii silenziosi, di cose lasciate a metà.
E io, in quel periodo, stavo lasciando andare qualcosa — o qualcuno — ma non avevo ancora trovato le parole.

I movimenti non arrivavano da fuori

Non partivo da una tecnica, da un’impostazione.
Mi mettevo davanti allo specchio, lasciavo partire la musica… e mi muovevo.
A volte piangevo. A volte restavo immobile.
Altre volte ripetevo lo stesso gesto per minuti, come se solo quello potesse dire ciò che provavo.
Ogni movimento era un frammento emotivo.
Una carezza. Un no. Un “mi manchi” non detto.

La prima volta che l’ho portata in scena

Non ero sicura di volerlo fare.
Temevo che fosse “troppo personale”, che nessuno avrebbe capito.
E invece, quando ho danzato quella coreografia, ho percepito un silenzio profondo nella sala.
Non era solo attenzione.
Era connessione.
Come se qualcosa fosse passato, da corpo a corpo, anche senza parole.

Dopo lo spettacolo

Una donna si è avvicinata. Non era un’allieva. Non mi conosceva.
Mi ha detto solo: “Mi hai fatto ricordare qualcosa che avevo chiuso da anni. Grazie.”
E lì ho capito che le coreografie non sono solo per essere viste.
Sono canali.
Sono gesti che raccontano le emozioni anche di chi guarda, anche di chi non osa danzare.

E tu?

Hai mai vissuto una danza che ti ha aiutata a esprimere qualcosa di difficile, di intimo, di vero?
Hai mai costruito una sequenza non con la mente, ma con le emozioni?

Se ti va, scrivimelo.
Perché a volte, condividere ci aiuta a danzare meglio.
O semplicemente, a sentirci meno sole.

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