Un dialogo silenzioso che sa ascoltare, accogliere e trasformare
Oggi ho danzato.
Non per creare, non per insegnare, non per allenarmi.
Ho danzato per parlare al mio corpo.
E lui mi ha risposto.
La danza, in certe giornate, non è tecnica, né esercizio.
È linguaggio intimo. Una conversazione fatta di respiri, appoggi, tremori, esitazioni.
È come dire al corpo: “Ti vedo, ti ascolto, ci sono.”
Un corpo che cambia, ogni giorno
Ci sono giorni in cui il corpo è più disponibile, altri in cui è più contratto.
Ci sono momenti in cui si apre, altri in cui si ritrae.
Questa mattina il mio corpo era stanco, un po’ rigido, un po’ altrove.
E invece di forzarlo… l’ho invitato.
Ho messo su una musica lenta, morbida.
E ho iniziato con piccoli movimenti, come per bussare alla sua porta.
Cosa gli ho detto danzando
Gli ho detto:
– “Non devi essere perfetto.”
– “Puoi tremare, puoi fermarti, puoi cercare il ritmo come vuoi.”
– “Ti ringrazio per esserci, anche oggi.”
La danza è diventata una carezza interna.
Non per correggere, ma per accogliere.
E lui cosa mi ha risposto?
Il corpo, pian piano, ha iniziato a rilasciare.
I muscoli hanno ceduto una tensione invisibile.
Il respiro si è fatto più pieno.
E, in un passaggio improvviso, ho sentito un piccolo sì.
Un “sì” non urlato, non evidente, ma profondo.
Un sì alla vita, a me, a questa giornata.
Un sì che non chiede nulla in cambio.
Ti invito a provarlo anche tu
La prossima volta che ti senti distante dal tuo corpo, metti su una musica che ami.
Lascia che sia lui a condurre, non la mente.
Chiedigli: Come stai oggi? Cosa vuoi dirmi?
E poi ascolta. Non serve interpretare.
Basta esserci.
Un piccolo esercizio per te
Alla fine della tua danza, prendi un quaderno e scrivi:
- Come mi sono sentita prima di danzare?
- Cosa ha fatto il mio corpo durante?
- Cosa sento adesso?
- Una parola o una frase che racchiude il mio movimento di oggi
Sono parole tue. Intime. Preziose.
Tienile come segni di presenza.


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