Francesca mentre danza a teatro

Quella volta che ho inseguito un’emozione danzando

Diario di un istante vero. Un frammento in cui tutto si allinea per un attimo, e il corpo sa più della mente

C’era una musica, un po’ malinconica.
Non ricordo il titolo, ma ricordo cosa ha fatto al mio corpo.
È successo in uno di quei pomeriggi qualsiasi, in sala da sola, senza aspettative. Avevo solo bisogno di muovermi.
Non per creare, non per insegnare, non per trovare qualcosa.
Solo per stare.
Eppure, qualcosa è arrivato.

All’inizio era solo un gesto. Il braccio che si solleva a mezz’aria, come per accarezzare un ricordo.
Poi la musica ha toccato una parte che non sapevo fosse lì, e in un attimo ho capito che stavo inseguendo un’emozione.
Non la cercavo, ma lei ha trovato me.

Una tristezza leggera, quasi dolce.
La nostalgia di qualcosa che non aveva un nome.
Il corpo si è mosso da solo, senza coreografia, senza sapere dove andare.
Un passo in avanti, un’incertezza, una pausa.
E poi uno slancio, come se dentro di me ci fosse qualcosa che doveva uscire — ma non con le parole.

È stato un istante.
Un frammento.
Ma così vero da lasciarmi senza fiato.

La mente avrebbe detto: “Non è niente di speciale.”
Il corpo, invece, sapeva tutto.
Sapeva che quel movimento stava dicendo qualcosa di me che io non ero ancora pronta a pronunciare.
Sapeva che quel momento valeva più di cento prove.

Quando la musica è finita, sono rimasta immobile.
Non ho cercato di rifarlo.
Non l’ho registrato.
Non l’ho raccontato a nessuno.
Fino ad oggi.

Perché a volte danzare è proprio questo:
lasciare che qualcosa emerga,
senza trattenerlo,
senza analizzarlo,
senza incasellarlo in uno schema.

Solo riconoscerlo,
sentirlo attraversare,
e ringraziare.

Quel giorno ho capito che non sempre siamo noi a cercare l’emozione.
A volte è lei che ci insegue, e quando ci trova, chiede solo di essere danzata.

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