Una riflessione poetica e pratica per sentire la musica dentro
Non tutta la musica arriva da fuori.
C’è un ritmo che ti accompagna da sempre, discreto ma costante: il battito del cuore, il respiro che si espande e si ritrae, il tempo interno che cambia con le emozioni. È la tua colonna sonora interiore, quella che non ha bisogno di altoparlanti per farsi sentire.
Spesso, danzando, cerchiamo un appoggio esterno: una melodia, un tempo chiaro, una struttura. Ma prima di tutto questo, il corpo conosce già il ritmo. Lo conosce da prima delle parole, da prima della tecnica. Ogni passo che fai nella vita ha un tempo suo, ogni giornata una cadenza diversa. Imparare ad ascoltarla è un atto di fiducia.
Quando ti fermi, quando spegni la musica e resti in silenzio, il corpo comincia a parlare.
Il respiro si fa più evidente, il battito emerge, le micro-tensioni raccontano dove stai trattenendo, dove invece c’è spazio. È in quell’ascolto sottile che nasce una danza autentica, non guidata dall’estetica ma dalla verità del momento.
La colonna sonora interiore non è sempre armoniosa.
A volte è irregolare, spezzata, incerta. E va bene così. Anche questo è ritmo. Anche questo è musica. Danzare partendo da lì significa smettere di correggersi e iniziare ad accogliersi, permettendo al movimento di diventare espressione, non prestazione.
Esercizio: ascoltare il ritmo che già c’è
Chiudi gli occhi e porta l’attenzione al respiro.
Non cambiarlo. Ascolta il suo tempo naturale. Poi senti il battito del cuore, magari appoggiando una mano sul petto o sul ventre. Resta qualche istante in ascolto.
Quando ti senti pronta, lascia che un piccolo movimento nasca da lì: un’oscillazione, un passo, un gesto minimo. Non forzarlo. Segui il ritmo interno, anche se è lento, anche se è irregolare. Rimani in questo dialogo per un minuto. Poi fermati e osserva come ti senti.
Ascoltare la propria colonna sonora interiore è un atto di presenza.
È scegliere di danzare non per riempire lo spazio, ma per abitarlo. Non per seguire un tempo imposto, ma per riconoscere quello che già vive dentro di te.
Perché quando il corpo trova il suo ritmo, la danza smette di cercare musica: la diventa.


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