C’è un momento, nella storia di chi danza, in cui il corpo smette di seguire e comincia a rispondere.
Non a un ordine, non a un ritmo imposto, non a un dovere. Ma a sé stesso.
Ricordo ancora quel momento come si ricordano certi sogni lucidi: non saprei dire dove fossi, quale musica ci fosse in sottofondo, se fosse una lezione o un laboratorio. Ma so con certezza di aver detto “sì”. Non con la voce. Con la pelle, con il respiro, con il gesto che finalmente smette di compiacere e inizia ad appartenerti.
Fino ad allora avevo danzato, sì. Con impegno, con rispetto. A volte anche con gioia. Ma quel “sì” è stato diverso: non era rivolto a chi insegnava, né a chi osservava. Era per me. Un assenso interiore che aveva il sapore della libertà e la consistenza dell’intimità. Una resa consapevole, senza resistenza.
Quel “sì” che cambia tutto
Il primo vero “sì” danzato non ha bisogno di essere riconosciuto. Non lo cerchi negli occhi dell’insegnante, non speri che qualcuno ti dica “brava”. Sai che non è quello il punto.
Perché qualcosa dentro di te ha fatto pace.
Hai smesso di controllare il movimento e hai iniziato ad abitarlo.
Non stavi dimostrando nulla, non stavi pensando alla sequenza. Ti sei lasciata accadere, ed è lì che la danza ha fatto il suo lavoro più prezioso: ti ha riportata a casa.
Perché quel “sì” è un punto di svolta
Ci sono parole che liberano, ma alcuni “sì” passano solo dal corpo. E sono i più potenti.
Quel giorno ho capito che la danza non è solo tecnica, non è solo forma. È una soglia.
Superata quella soglia, non si torna indietro. Ogni movimento dopo quel “sì” ha un altro sapore. Non perché diventi perfetto – tutt’altro. Ma perché diventa vero.
Non sempre riesco a danzare con quella stessa pienezza. A volte la testa torna a bussare, l’ansia di fare bene si ripresenta. Ma adesso so che quel luogo esiste. E so come tornarci.
Un invito a chi legge
Se danzi – da tempo o da poco – ti invito a cercare il tuo “sì”.
Non si trova forzandolo. Non si cerca nelle esecuzioni impeccabili. Si riconosce nel momento in cui, smettendo di giudicare il tuo corpo, inizi ad ascoltarlo. Quando un gesto si fa necessario, non più corretto. Quando ti concedi di essere senza voler apparire.
Quel “sì” cambia tutto.
Ed è il dono più prezioso che la danza, un giorno, ci fa.


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