Quando ripenso alla mia formazione nella danza, non vedo solo movimenti, coreografie, passi da contare.
Risentire tutto questo sarebbe riduttivo.
Ciò che torna, a distanza di anni, sono le voci.
Quelle voci che hanno guidato, corretto, incoraggiato. Ma anche taciuto, lasciando che il corpo trovasse da sé la via. Le parole delle mie insegnanti – e i loro silenzi pieni di significato – non sono mai davvero andati via.
Abitano ancora i miei gesti, certe scelte, perfino il modo in cui guardo le allieve oggi.
Oltre la tecnica: la voce che resta
Ci sono frasi che tornano nei momenti di dubbio.
Un “respira prima di iniziare”, detto con dolcezza e fermezza insieme.
Un “fidati del tuo bacino, non della tua testa”, che allora mi sembrava un enigma e oggi è verità semplice.
E poi ci sono le frasi che non sono mai state dette, ma che ho letto negli occhi delle mie maestre. Nello sguardo che aspettava senza giudizio. Nella pazienza con cui lasciavano spazio.
Insegnamenti silenziosi, ma profondissimi.
Perché chi insegna danza – davvero – sa che si sta lavorando con la pelle, con la memoria, con la storia di ogni donna che entra in sala.
Un ascolto che continua
Quando insegno, a volte mi sorprendo a usare parole che non sapevo di ricordare.
Mi accorgo che il modo in cui accompagno, correggo o incoraggio è figlio di tante presenze che mi hanno preceduta. Alcune severe, altre materne, tutte – a modo loro – fondamentali.
Non ho mai cercato di imitare nessuna di loro, ma le porto dentro. Come si porta una radice: non la vedi, ma tiene in piedi tutto il resto.
E ogni tanto, quando una mia allieva mi guarda con gratitudine, mi chiedo se anche lei, un giorno, ricorderà una mia frase, una mia pausa, un mio modo di esserle accanto.
Per chi danza e insegna
A chi danza da poco, direi: ascolta le voci.
Non solo le parole dette ad alta voce, ma anche i silenzi tra un gesto e l’altro. Lì si nascondono tesori.
A chi insegna: non dimenticare mai il potere delle tue parole. Non sai quando rinasceranno.
Magari tra dieci anni, in un altro corpo, in un altro cerchio.
La voce, se è vera, resta.
E continua a danzare anche quando sembra scomparsa.


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