C’è un momento, durante il movimento, in cui tutto si allinea.
Il corpo non si muove più per imitazione, per abitudine, per dovere.
Si muove perché qualcosa dentro ha deciso di emergere.
Un centro che si fa gesto. Una sensazione che prende forma.
Quando danziamo – ma anche quando viviamo con attenzione – impariamo che non è il braccio che si solleva, o la mano che traccia l’aria. È il centro che si attiva, e da lì tutto si espande.
Un movimento autentico parte da dentro.
Dal respiro. Dal ventre. Dal cuore.
Nel mio percorso con la danza orientale ho imparato a riconoscere quella scintilla. È piccola, quasi impercettibile. Ma c’è. È il momento in cui smetto di “fare” e comincio a “essere”.
Non è più un’esecuzione. È un’apertura.
Una dichiarazione silenziosa che dice: “Sono qui. Così come sono. E da qui mi muovo.”
I gesti che partono dal centro sono più lenti, più veri, più pieni.
Non hanno bisogno di essere belli. Non devono convincere nessuno.
Hanno il loro ritmo. Il loro spazio. La loro verità.
E il mondo lo sente.
Sente quando ci stiamo esprimendo, e non solo muovendo.
Sente quando qualcosa si apre, invece di trattenersi.
Anche nella vita è così.
Quando un gesto nasce dal centro – una parola, una decisione, un sì o un no – ha un’eco diversa. Raggiunge, tocca, resta.
Non ha bisogno di alzare la voce. Ha radici. Ha direzione.
A volte basta poco. Chiudere gli occhi. Sentire dove siamo.
E poi lasciar partire un movimento, anche minimo, che da lì si espande.
Una spirale, un’onda, una linea invisibile che ci collega agli altri.
Aprirsi al mondo non significa esporsi senza difese.
Significa muoversi con presenza, con radicamento.
Essere aperte, ma senza perdersi.
E tu, da dove partono i tuoi gesti oggi?
Se ti va, prova a muovere un braccio partendo dal respiro.
Non per arrivare da qualche parte, ma per ascoltare cosa vuole dire il tuo centro.


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