Radicarsi nelle sensazioni per ritrovare sé stesse
Ci sono giorni in cui ci sentiamo fuori posto anche dentro di noi.
Pensieri che corrono troppo veloci, emozioni che si affacciano senza preavviso, e una strana sensazione di disconnessione: da ciò che siamo, da ciò che proviamo, da ciò che desideriamo davvero.
In quei momenti, il corpo può diventare rifugio o prigione.
Dipende da come impariamo ad abitarlo.
Per molto tempo, l’ho vissuto come qualcosa da correggere o mascherare.
Troppo, troppo poco, troppo visibile o troppo ingombrante.
Poi è arrivata la danza. E con lei, un linguaggio diverso.
Un invito non a cambiare forma, ma a rientrare — davvero — in contatto.
Quando danzo, quando respiro profondamente, quando porto l’attenzione su una parte precisa di me (una spalla, il bacino, le dita), succede qualcosa di semplice ma rivoluzionario: smetto di fuggire.
Il corpo, in quel momento, non è più il bersaglio del giudizio.
Diventa un luogo. Un luogo sicuro.
Radicarsi nelle sensazioni — anche le più piccole — significa tornare a casa.
Sentire i piedi sul pavimento, il peso che si distribuisce.
Accorgersi se le mani sono tese, se il cuore accelera.
È un’educazione lenta, quotidiana. Ma porta con sé una forma di potere gentile: quella che nasce dal conoscere se stesse senza filtri.
Nella danza orientale questo processo è particolarmente profondo.
I movimenti circolari, la connessione con il centro, la libertà di esprimersi senza codici rigidi, aiutano a scendere sotto la superficie.
Ogni gesto è un’occasione per sentire. Per esserci, con tutto quello che c’è.
Non si tratta di tecnica.
Si tratta di presenza.
Di coraggio, anche.
Perché scegliere di ascoltare il corpo significa spesso accogliere emozioni che non abbiamo avuto modo di nominare.
Il corpo custodisce.
Non dimentica quello che abbiamo cercato di ignorare.
Ma ci offre anche un’altra possibilità: quella di trasformare ciò che è stato in qualcosa di nuovo.
Non serve avere tutte le risposte. A volte, basta sapere di avere un luogo in cui tornare.
E quel luogo, se lo riscopriamo con rispetto e pazienza, è proprio il nostro corpo.
Un territorio di sensazioni, confini, possibilità.
Uno spazio da abitare, e non da giudicare.
Un punto fermo, mentre tutto il resto si muove.


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