A volte ce ne accorgiamo per caso.
Una tensione che allenta. Una fitta che svanisce.
Un respiro che arriva più in profondità.
È nelle spalle che portiamo il peso.
Le attese, le urgenze, le cose non dette.
Quelle contrazioni silenziose che si accumulano senza clamore, ma restano lì, giorno dopo giorno.
Le spalle si chiudono quando ci difendiamo. Quando tratteniamo. Quando temiamo di non farcela.
Ma basta un piccolo movimento – un cerchio lento, un gesto consapevole – e qualcosa comincia a cambiare.
Non è solo il corpo che si muove. È la corazza che si incrina.
La rigidità che si scioglie.
Lo spazio che torna disponibile.
Quando le spalle si rilassano, anche il petto si distende.
E il cuore, finalmente, ha lo spazio per aprirsi.
Aprirsi non significa esporsi senza filtri, ma permettere al sentire di affacciarsi.
Lasciare che le emozioni si muovano, senza paura di essere travolte.
Smettere di contenere tutto. E cominciare ad ascoltare.
Ci sono gesti, nella danza e nella vita, che aiutano a ricordare:
alzare le braccia come per accogliere, disegnare cerchi nell’aria, ruotare le spalle lentamente come se stessimo riavvolgendo un pensiero.
E poi restare lì, in ascolto.
Non dobbiamo sempre andare avanti a tutti i costi.
A volte basta fermarsi, sciogliere, respirare.
E scoprire che il corpo sa già come tornare a casa.


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