immagine digitale di una danzatrice del ventre in posa in uno sfondo marmoreo

Accogliere i gesti non finiti, le cose che non si spiegano

Una riflessione sulla bellezza imperfetta della vita

Ci sono gesti che non arrivano in fondo. Parole che si fermano a metà. Incontri che sfiorano, ma non si afferrano.
Ci sono cose che non si spiegano — e che, proprio per questo, ci parlano con più forza.

Viviamo spesso nell’illusione che tutto debba essere compreso, chiarito, portato a compimento.
Ma la vita reale — quella che pulsa sotto la superficie delle definizioni — è fatta anche di interruzioni, di ambiguità, di aperture lasciate lì, come finestre socchiuse in una giornata d’aria tiepida.

Accogliere i gesti non finiti non significa arrendersi al disordine, ma riconoscere la loro verità.
Un abbraccio interrotto, uno sguardo che dice molto più di quanto vorrebbe, un silenzio che resta. In quelle pieghe si nasconde l’essenziale. Non la perfezione, ma la presenza.
L’umana fragilità che non ha bisogno di maschere.

C’è una fiducia silenziosa in chi sa restare anche davanti all’incompiuto.
Una fiducia che non ha fretta di concludere, che non forza il senso, che non pretende che tutto abbia un nome.

A volte, nelle relazioni, i momenti più veri non sono quelli chiariti fino in fondo, ma quelli vissuti in pienezza anche senza capirsi del tutto.
A volte, nella scrittura o nella danza, l’intensità arriva quando ci permettiamo di lasciare un gesto sospeso, un’idea non detta, una frase che si apre come una porta su altro.

L’inspiegabile non è errore. È materia viva.
Ci chiede di ascoltare con il cuore più che con la mente.
Di essere presenti, nonostante il dubbio.
Di accogliere.

E forse è proprio lì, in quel piccolo scarto tra ciò che vorremmo concludere e ciò che resta in sospeso, che ci sentiamo più umani.
Più veri. Più capaci di amare — anche ciò che non comprendiamo.

Perché la bellezza non risiede sempre nel compiuto.
Spesso abita le frange, i bordi, i dettagli imperfetti.
E ci tocca. Senza spiegarsi.

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2 risposte a “Accogliere i gesti non finiti, le cose che non si spiegano”

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