Ogni giorno camminiamo.
Per andare da qualche parte, per raggiungere qualcosa, per non fermarci.
I piedi seguono la mente, il corpo si adegua, il tempo corre.
Ma se cambiassimo sguardo?
Se il passo non fosse solo funzione, ma anche espressione?
Se quel movimento che ripetiamo mille volte diventasse un atto di bellezza?
C’è una poesia nascosta nei gesti abituali.
Nel modo in cui posiamo un piede, apriamo una spalla, accompagniamo il corpo nello spazio.
Non serve la musica. Non serve un palcoscenico.
Basta un attimo di consapevolezza.
Il passo quotidiano può diventare un gesto poetico quando rallenta.
Quando smette di essere solo “andare” e diventa anche “sentire”.
Sentire il contatto con il suolo. Il ritmo del respiro. Il modo in cui il corpo si muove nello spazio, come in una danza sottile.
Camminare così è un modo per scrivere versi con il corpo.
È un dialogo silenzioso tra interno ed esterno.
Un tempo sospeso in cui il gesto si carica di significato, anche se nessuno lo sta guardando.
Nel mio percorso con la danza, ho imparato a onorare ogni movimento.
Anche quelli minuscoli.
Anche quelli invisibili a chi guarda.
Perché è lì che nasce la poesia: nell’intenzione.
Nella presenza.
Nel silenzio che accompagna un passo consapevole.
E forse, la vera danza è questa:
trasformare il quotidiano in gesto.
Il gesto in ascolto.
L’ascolto in poesia.
Prova a camminare per qualche minuto come se scrivessi con i piedi una poesia che nessuno leggerà, ma che ti appartiene.
Senza fretta. Senza meta. Solo per sentire.


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