gruppo di danzatrici sorridenti

Connessioni autentiche

Ieri sera, mentre praticavo in silenzio nel mio spazio di danza, mi sono fermata a metà di un movimento e mi sono chiesta: chi sei tu che leggi le mie parole? Dove sei adesso? Come stai abitando il tuo corpo?

Non sono domande retoriche. Sono curiosità vere che nascono dal fatto che, quando scrivo qui, immagino sempre qualcuna dall’altra parte – una donna che, come me, sta cercando un modo più autentico di stare nella propria pelle.

Forse ci siamo perse per strada.

Forse tu che leggi ti sei iscritta tempo fa, quando avevo un altro ritmo, quando scrivevo di cose diverse, quando la tua vita aveva spazi diversi per il movimento e l’ascolto. Forse ora hai altre priorità, altri modi di prenderti cura di te, altre danze che ti chiamano.

Oppure sei arrivata da poco e stai ancora tastando il terreno, capendo se questo è un posto dove il tuo corpo si sente accolto, se le mie parole risuonano con quello che cerchi.

In questi mesi ho sentito il bisogno di andare più piano, di approfondire invece che moltiplicare. Ho imparato che non sempre bisogna riempire i silenzi – a volte il corpo ha bisogno di pause per integrare, per sentire, per trasformare quello che ha ricevuto.

Ho imparato che la danza più vera accade spesso quando nessuno guarda.

Nei momenti in cui ci muoviamo solo per noi, quando il gesto nasce da un bisogno autentico e non da una performance. Quando il corpo diventa davvero casa e non palcoscenico.

Ecco, è di questi momenti che vorrei parlarti di più. Di quella danza intima che trasforma, che cura, che rivela. Di quei piccoli rituali quotidiani che ci aiutano a restare connesse con noi stesse, anche quando la vita corre veloce.

Prima voglio chiederti: ci sei ancora?

Ti ritrovi in queste parole? C’è ancora spazio nella tua vita per questo tipo di ascolto? Ti interessa ancora esplorare il territorio del corpo che sente, che si esprime, che guarisce attraverso il movimento?

Non è una domanda di cortesia.

È la necessità vera di chi sa che le relazioni – anche quelle che nascono attraverso le parole e si nutrono di movimento – hanno bisogno di essere coltivate, riconosciute, scelte ogni volta di nuovo.

Se sei qui, se stai leggendo fino a questo punto, forse c’è ancora un filo che ci unisce. Forse c’è ancora posto per questa conversazione silenziosa che facciamo da tempo – io che scrivo dal mio corpo, tu che leggi dal tuo.

Dimmi: cosa cerchi quando arrivi in questo spazio? Cosa speri di trovare per nutrire la tua danza interiore?

Puoi rispondere con un commento, puoi non rispondere affatto, puoi semplicemente restare in ascolto. Qualsiasi cosa scegli va bene.

Ma se senti che c’è ancora spazio per crescere insieme in questo viaggio del corpo che si risveglia, fammi sentire la tua presenza. Anche solo con una parola, anche solo con un movimento del cuore.

Perché danzare per restare connesse significa anche questo: assicurarsi che dall’altra parte ci sia ancora qualcuna che vuole danzare con noi.


P.S. Sto pensando a un modo più intimo per condividere alcune riflessioni che qui non hanno ancora trovato voce. Per chi avrà voglia di ascoltare più da vicino.

Comments

2 risposte a “Connessioni autentiche”

  1. Avatar Cinzia*

    “Di quei piccoli rituali quotidiani che ci aiutano a restare connesse con noi stesse,”
    uno dei miei rituali quotidiani… è guardare le rose del mio giardino… sia fiorite… sia sfiorite…

    "Mi piace"

    1. Avatar Francesca

      Grazie Cinzia per il tuo commento. L immagine che mi arriva è stupenda. Forse ti vedo mentre osservi le tue rose in ogni stagione. 🌺

      Piace a 1 persona

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