Tra protezione e apertura
C’è un confine sottile, ma fondamentale, che ognuno di noi porta con sé.
Non si vede, non si tocca, ma si sente.
È lo spazio che ci separa dal mondo, ma anche quello che ci permette di entrarci in relazione.
Questo confine è il nostro corpo.
O, più precisamente, lo spazio che il nostro corpo abita, disegna, protegge, espande.
Nella danza – così come nella vita – imparare a riconoscere i propri confini è un atto profondo di consapevolezza.
Ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di ritirarci, proteggerci, contenerci.
Altri in cui sentiamo il desiderio di aprirci, connetterci, espanderci.
Nessuna di queste modalità è giusta o sbagliata.
La verità sta nella capacità di sentire quando è il momento di proteggersi e quando, invece, si può lasciare entrare.
Il corpo come mappa
Il corpo ci parla attraverso la postura, la tensione, il respiro.
Spalle chiuse o aperte, sguardo diretto o sfuggente, mani che si allontanano o che cercano.
Ogni gesto è un messaggio.
Ogni movimento disegna un confine.
Ma spesso questi segnali restano inascoltati.
Ci muoviamo per automatismi, dimenticando che il nostro corpo sa, ancor prima della mente, cosa ci fa stare bene.
Lo spazio personale nella danza
Nella danza orientale – come in molte pratiche somatiche – il concetto di spazio personale è centrale.
Esiste una distanza tra il nostro corpo e il mondo che ci circonda.
Una sorta di “aura in movimento”, che cambia a seconda di come ci sentiamo.
Imparare a rispettare questo spazio, sia il nostro che quello degli altri, è un atto di cura.
E imparare a danzarlo, lo è ancora di più.
Nel movimento consapevole possiamo esplorare:
– il confine fisico, con movimenti che si avvicinano o si allontanano dal centro;
– il confine emotivo, portando attenzione a come reagiamo quando qualcuno “entra” nel nostro spazio (anche solo con uno sguardo);
– il confine simbolico, sperimentando il limite come luogo vivo, non come barriera.
Protezione non è chiusura
Ritirarsi non significa chiudersi.
Così come aprirsi non significa perdersi.
La danza ci insegna che possiamo abitare il nostro corpo senza rigidità, e allo stesso tempo stabilire confini chiariche ci sostengono.
Un braccio che disegna un cerchio intorno al busto può diventare un gesto di protezione.
Una mano che si apre verso l’esterno può essere un invito.
Un passo che parte dal centro può portarci esattamente dove vogliamo essere, né troppo lontano, né troppo esposti.
Praticare i confini con il movimento
Ti propongo una piccola pratica:
- Inizia da ferma, in piedi o seduta, e porta attenzione al tuo spazio interno.
Dove ti senti oggi? Espansa o contratta? Hai bisogno di protezione o di apertura? - Muovi lentamente le braccia come se stessi disegnando un cerchio intorno a te.
Quanto spazio ti serve per sentirti al sicuro? - Ora prova ad ampliare quel cerchio, lentamente. Esplora il margine, il bordo, il “fin dove ti senti”.
Poi torna al centro. Respira. E ascolta. - Se vuoi, aggiungi un passo. Cammina nel tuo spazio come se lo stessi danzando.
Riconosci i tuoi confini. Onorali. E, se lo desideri, aprili.
Perché danzare i confini?
Perché un confine danzato è un confine vivo.
Non è un muro. È un respiro.
Una soglia che cambia, si adatta, si modula.
Una linea che ci protegge, ma non ci isola.
Che ci permette di dire sì, ma anche no.
Che ci insegna che la relazione più importante è quella con noi stesse.
E tu, dove senti oggi il tuo confine?
Prova a muoverti partendo da lì.
Senza forzare.
Solo per scoprire quanto spazio c’è tra protezione e apertura.


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