Movimento come liberazione. La danza come via per trasformare tensioni, emozioni trattenute e pensieri ricorrenti
Ci sono giorni in cui il corpo parla più forte della mente.
Giorni in cui portiamo addosso pesi invisibili: parole non dette, emozioni sospese, pensieri che girano in tondo senza via d’uscita.
In quei momenti, non sempre serve capire.
Non serve spiegare, né razionalizzare.
Serve muoversi.
Servono piedi nudi, un respiro più profondo, uno spazio anche piccolo in cui lasciarsi essere.
Il corpo sa come si lascia andare
Quando iniziamo a danzare senza un obiettivo preciso — senza dover “fare bene”, senza mostrare niente a nessuno — qualcosa cambia.
Un gesto dopo l’altro, il corpo comincia a sciogliere.
Le spalle si abbassano, la mandibola si rilassa, le anche trovano spazio.
E mentre il corpo si muove, anche le emozioni iniziano a fluire.
La rabbia si trasforma in slancio,
la paura in delicatezza,
la tristezza in un’onda che si muove piano.
A volte bastano pochi minuti.
Altre volte ci vuole tempo.
Ma sempre, se permettiamo al corpo di esprimersi, qualcosa si alleggerisce.
Non si tratta di una fuga
Lasciare andare non è dimenticare.
Non è rimuovere, né evitare.
È riconoscere quello che c’è, guardarlo con onestà e poi permettersi di non trattenerlo oltre.
La danza non cancella, ma trasforma.
E lo fa senza parole, nel linguaggio primordiale del gesto, nel silenzio abitato del movimento.
Un braccio che si apre può diventare un “basta”.
Una torsione lenta può essere un “non mi serve più”.
Un passo all’indietro può dire “qui finisce”.
Il corpo libera ciò che la mente trattiene
Quante volte ci siamo detti: “Devo lasciar perdere”, “Devo superare questa cosa”…
Ma finché rimaniamo nella testa, quella frase resta un’intenzione.
Quando, invece, danziamo con presenza e consapevolezza, diamo al corpo il potere di completare un ciclo, chiudere una storia, sciogliere un nodo.
È un rituale intimo, che non ha bisogno di testimoni.
Una pratica semplice per cominciare
Scegli una musica che ti parla, che senti affine a ciò che stai vivendo.
Ritagliati dieci minuti.
Chiudi gli occhi, lascia che il respiro si approfondisca.
Non partire dal gesto. Parti dal sentire.
Dove senti più tensione oggi?
Quale parte di te ha bisogno di spazio?
Quale emozione vuole essere vista?
Comincia da lì.
Lascia che il corpo trovi la sua via.
Non serve farlo bene. Serve farlo vero.
Quando è finita, ascolta
Rimani ancora qualche minuto in silenzio, seduta o sdraiata.
Ascolta il corpo dopo il movimento.
A volte arriva un senso di vuoto, a volte di leggerezza.
Entrambi sono segni che qualcosa si è mosso.
Danzare per lasciare andare è un atto di coraggio.
È dire a sé stesse: “Non ho bisogno di portare tutto da sola.”
È lasciare che la danza diventi un fiume che trascina via ciò che non serve più, e che restituisce alla riva solo ciò che siamo pronte a custodire.


Scrivi una risposta a Francesca Cancella risposta