francesca che danza con emozione

Il movimento che nasce da dentro

Descrizione sensoriale del primo gesto, della tensione tra libertà e imbarazzo

Non sempre la danza arriva quando la cerchi. A volte ti sorprende mentre stai facendo tutt’altro, e il corpo decide di anticiparti, come se sapesse che è il momento giusto per parlare. È successo in uno spazio che di poetico non aveva nulla: un corridoio stretto, luci al neon, odore di disinfettante e passi che riecheggiavano sulle piastrelle. Avevo appena finito una giornata pesante. Ero stanca, tesa, eppure viva in un modo diverso, come se qualcosa bussasse da dentro.

Ho appoggiato la borsa per terra e sono rimasta immobile per qualche secondo. Il rumore delle ventole copriva tutto, ma dentro di me si muoveva una musica silenziosa, fatta di respiro e battito. Ho inspirato a fondo, e nel gesto istintivo di sciogliere le spalle, qualcosa ha ceduto. È bastato quello: un piccolo movimento, quasi invisibile, per far risalire la memoria del corpo.

La spalla ha guidato il busto, il busto il bacino, e poi le mani hanno disegnato l’aria senza che io le comandassi. Mi sono sorpresa a seguire un ritmo che non avevo deciso, come se ogni muscolo sapesse dove andare. Il corridoio è diventato più grande, o forse ero io a sentirmi più spaziosa dentro. Per un attimo ho pensato che qualcuno potesse entrare, vedermi, fraintendermi. Ma il corpo non si è fermato.

C’era in quel movimento una verità semplice: il bisogno di esistere senza spiegazioni. Nessun passo perfetto, nessuna coreografia. Solo il linguaggio puro della presenza. Sentivo la pelle vibrare, il respiro farsi caldo, le mani leggere. Eppure dentro c’era anche una tensione sottile, come un filo che mi tratteneva a terra mentre qualcosa in me cercava di sollevarsi. Libertà e imbarazzo insieme, nello stesso battito.

Per un istante mi sono sentita nuda, non nel corpo ma nell’anima. Era come se la danza stesse dicendo tutto ciò che non ero riuscita a dire a parole. L’ho lasciata fare. Ho smesso di preoccuparmi di come potesse apparire, perché ho capito che quel movimento non era “per” qualcosa: era da qualcosa, da dentro, da quel luogo che il corpo conosce anche quando la mente finge di non ricordare.

Quando mi sono fermata, mi sono sentita stranamente lucida. Il corridoio era lo stesso, ma io no. Mi tremavano le mani, non per la fatica ma per la sensazione di aver attraversato una soglia invisibile. Mi sono specchiata nel vetro della porta chiusa: avevo lo sguardo calmo, le spalle morbide, e quella luce negli occhi che riconosco solo quando danzo senza motivo.

Da allora, ogni volta che sento il corpo chiamare, anche nei luoghi più inappropriati, so che è un richiamo a tornare a me stessa. Non sempre lo ascolto, ma ogni volta che lo faccio, ritrovo quel punto d’origine in cui la danza non è un gesto, ma una confessione.

Comments

2 risposte a “Il movimento che nasce da dentro”

  1. Avatar Le perle di R.

    Accogliere i richiami ha un effetto rigenerante… Quando e se è possibile accoglierli

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    1. Avatar Francesca

      Grazie Rita, penso che bisogna anche riconoscerli prima 🪷

      Piace a 1 persona

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