Non amo i bilanci, ma amo le soglie.
Quelle che non fanno rumore, che si aprono piano, mentre una parte di noi ancora indugia nel passato e un’altra, timidamente, si sporge verso ciò che verrà.
Ogni nuovo anno porta con sé la promessa di un inizio, ma anche il diritto di non dover ricominciare da zero.
Non serve cancellare, serve integrare. Portare con sé ciò che ha avuto senso, salutare ciò che ha compiuto il suo ciclo, e lasciare che il tempo faccia spazio al possibile.
Quest’anno vorrei augiare a chi legge — e anche a me stessa — non la perfezione, ma la presenza.
La forza tranquilla di chi sa ascoltarsi, la gentilezza di chi sa rallentare, la fiducia di chi sceglie di restare fedele a sé anche quando il mondo chiede di correre.
Perché crescere non è diventare altro, ma tornare più vicini alla propria verità.
È imparare a dire sì con il corpo, con la voce, con il respiro.
È ritrovare nel quotidiano piccoli riti di benessere, momenti di luce, spazi di autenticità.
E allora il mio augurio è questo:
che il 2026 sia un anno in cui tu possa danzare, anche solo dentro,
un anno in cui i passi non abbiano bisogno di essere giusti, ma sentiti.
Un anno di movimenti sinceri, di parole che nascono dal cuore, di incontri che riportano casa.
A chi si sente in transito, a chi è stanco, a chi sogna, a chi ricomincia:
✨ che questo nuovo anno sia un tempo di riconnessione.
Che tu possa ascoltare il tuo ritmo e camminare al passo della tua anima.
Con affetto e presenza,
Francesca


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