francesca in posa sul palco

Le mani che tremano prima di un’esibizione

Il confine sottile tra paura e presenza

C’è un momento, prima di ogni esibizione, in cui il tempo si ferma. Il sipario è ancora chiuso, le luci non si sono accese, e l’aria dietro le quinte ha un odore particolare — una miscela di legno, cipria, tessuto e respiro trattenuto. Ogni volta, da anni, quel momento torna uguale: le mani che tremano, lo stomaco contratto, la testa piena di “e se”.

Non importa quante volte l’abbia fatto: il corpo lo sa prima della mente. La paura non scompare, cambia forma. Si stringe nei muscoli, sale fino al collo, e poi diventa un piccolo tremito, invisibile agli altri ma fortissimo da dentro. È un linguaggio antico, quello del corpo che si prepara.

Quella sera ricordo di aver sistemato più volte il velo, anche se era già perfetto. Le dita non stavano ferme, come se dovessero occuparsi di qualcosa per non lasciarmi pensare. Dietro il sipario sentivo la musica del gruppo che mi precedeva, e ogni nota mi ricordava che presto sarebbe toccato a me.

“Respira,” mi sono detta, ma il respiro era troppo breve. Così ho fatto quello che mi ha sempre salvata: ho toccato il pavimento. Con la punta delle dita, piano, per ricordarmi che ero lì, che avevo un corpo, un peso, una direzione. Il legno era caldo, vivo. E in quell’istante ho sentito il battito del cuore farsi ritmo.

C’era paura, sì. Ma anche una lucidità nuova, come se tutto il mondo si fosse ristretto a quel metro quadrato di buio e attesa. Ho capito che il tremore non era un nemico: era energia in eccesso, una forza che cercava un canale per uscire. E quando il tecnico ha fatto cenno, quando la musica è partita, ho sentito il corpo trasformarsi.

Appena ho messo piede sul palco, il tremito si è dissolto.
Non perché fosse svanita la paura, ma perché finalmente aveva trovato il suo posto.
Ogni battito si è allineato al tempo della musica, ogni respiro al gesto. Il pubblico c’era, ma era lontano, come se il mondo intero fosse sospeso in un respiro collettivo.

Ricordo solo il movimento delle mani — le stesse che tremavano poco prima — ora morbide, fluide, sicure. Come se in quell’istante avessero deciso di raccontare tutto ciò che io non riuscivo a dire a parole.

Quando la musica è finita, il silenzio è arrivato come un abbraccio. Per qualche secondo ho sentito il cuore battere fortissimo, poi gli applausi. Ma la vera vittoria era già accaduta prima, dietro le quinte, quando avevo scelto di restare dentro la paura senza scappare.

Da allora non cerco più di eliminare quel tremore. Lo riconosco, lo accolgo. È il mio corpo che mi ricorda che ci tengo, che sono viva. Che sto per entrare in qualcosa di più grande di me.

Ogni volta che mi preparo a danzare davanti a qualcuno, le mani tremano ancora un po’. Ma ora so che non è debolezza: è presenza.
Il battito del cuore non è più un rumore da zittire, ma un compagno che mi accompagna sul palco, passo dopo passo.


Comments

2 risposte a “Le mani che tremano prima di un’esibizione”

  1. Avatar Le perle di R.

    Un insegnamento per te, ma anche per chi leggerà di questa tua esperienza

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    1. Avatar Francesca

      Grazie Rita. Succede sempre ma poi come per magia la tensione sparisce 🍀

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