Francesca a teatro

Una pausa più importante della sequenza

Fermarsi al momento giusto e capire che anche l’interruzione può insegnare

Avevo preparato una sequenza precisa.
Non difficile, ma progressiva: un movimento dopo l’altro, con quella logica interna che mi piace costruire nelle lezioni. L’idea era accompagnare il gruppo verso una piccola combinazione finale, qualcosa che desse soddisfazione senza creare ansia.

All’inizio tutto sembrava procedere bene. La musica era adatta, il ritmo accessibile, i passi abbastanza chiari. Eppure sentivo che qualcosa non stava fluendo. I corpi eseguivano, ma non respiravano. Le spalle restavano alte, gli sguardi concentrati in modo quasi rigido, il movimento diventava corretto ma trattenuto.

Per qualche minuto ho insistito. Ho spiegato meglio. Ho semplificato. Ho ripetuto. Dentro di me c’era ancora l’idea che, con un po’ di pazienza, la sequenza sarebbe arrivata. Ma più andavamo avanti, più mi accorgevo che stavamo perdendo il senso.

Non era un problema tecnico.
Era un problema di ascolto.

Ho fermato la musica.

Per un istante la sala è rimasta sospesa. Quel silenzio improvviso sembrava quasi un errore, come se avessi interrotto qualcosa che “doveva” continuare. Invece era esattamente il contrario: quella pausa era diventata necessaria.

Ho chiesto di lasciare andare la sequenza. Solo per qualche minuto. Di appoggiare i piedi, sciogliere le mani, respirare senza dover riuscire in niente. Nessun passo da ricordare. Nessuna forma da raggiungere.

All’inizio ho percepito un po’ di smarrimento. Siamo così abituate a pensare che una lezione debba “andare avanti” che fermarsi può sembrare una perdita di tempo. Ma dopo pochi respiri l’atmosfera è cambiata. I volti si sono distesi. I corpi hanno ricominciato a stare nel presente, invece che nell’ansia del passaggio successivo.

Quella pausa ha insegnato più della sequenza.

Ha mostrato che il limite non è sempre un ostacolo. A volte è un’informazione. Dice: qui serve meno. Qui serve spazio. Qui il corpo non sta imparando, sta solo resistendo.

Dopo alcuni minuti abbiamo ripreso. La sequenza non era sparita, ma aveva perso peso. Non era più una prova da superare. Era tornata a essere un percorso. I movimenti sono diventati più morbidi, più abitati, meno preoccupati di arrivare in fondo.

Da allora considero la pausa parte della lezione, non una sua interruzione.
Fermarsi al momento giusto non significa fallire il programma. Significa ascoltare ciò che sta accadendo davvero.

Il corpo impara anche così: non solo aggiungendo passi, ma riconoscendo il momento in cui ha bisogno di spazio per integrarli.


Comments

2 risposte a “Una pausa più importante della sequenza”

  1. Avatar Le perle di R.

    Capire quando è il momento di fermarsi è importante per l’apprendimento… Forzare, insistere spesso è controproducente

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    1. Avatar Francesca

      E non è cosa da poco, grazie Rita! 💐

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