più danzatrici ballano a seconda dello stato d'animo

La danza delle abitudini

Riconoscere i gesti automatici per aprire strade nuove nel corpo e nella mente

Il corpo sceglie sempre la strada che conosce

Osserva una persona mentre cammina, si siede o danza. Dopo qualche minuto inizierai a notare schemi ricorrenti. Una spalla che sale leggermente più dell’altra. Un piede che guida sempre il movimento. Una mano che accompagna ogni gesto nello stesso modo.

Il corpo ama le abitudini.

Non perché sia pigro, ma perché cerca efficienza. Ripetere ciò che conosce richiede meno energia e meno attenzione. Per questo molte delle nostre posture e dei nostri movimenti diventano automatici. Li ripetiamo così spesso da smettere persino di accorgercene.

Tra comodità e automatismo

Le abitudini corporee non sono necessariamente negative.
Ci aiutano a muoverci nel mondo senza dover imparare ogni giorno da capo. Il problema nasce quando diventano così radicate da limitare le nostre possibilità.

A volte crediamo di avere poca mobilità, poca espressività o poca coordinazione. In realtà stiamo semplicemente utilizzando sempre gli stessi percorsi.

È come camminare ogni giorno sulla stessa strada e dimenticare che ne esistono altre.

La danza come specchio

La danza ha una qualità preziosa: rende visibile ciò che normalmente passa inosservato.

Un esercizio semplice può rivelare immediatamente le nostre preferenze. Magari scopriamo di girare sempre verso destra. Di iniziare ogni sequenza con lo stesso piede. Di usare molto le braccia e poco il busto. Oppure di mantenere il viso immobile mentre tutto il resto del corpo si muove.

Queste osservazioni non servono per giudicarsi.

Servono per conoscersi.

I gesti raccontano una storia

Dietro ogni abitudine corporea può esserci una storia.

Una persona molto controllata potrebbe avere difficoltà a lasciar cadere il peso nel movimento. Chi è sempre stato abituato a “tenere tutto sotto controllo” potrebbe irrigidire inconsapevolmente mascella, collo o spalle.

Al contrario, qualcuno potrebbe evitare i movimenti ampi e occupare poco spazio, come se il corpo avesse imparato a non farsi notare troppo.

La danza consapevole non cerca spiegazioni a tutti i costi, ma offre la possibilità di osservare questi schemi con curiosità.

Provare qualcosa di diverso

La trasformazione spesso inizia da un dettaglio.

Un esercizio può consistere nel partire dal lato che usiamo meno. Oppure nel rallentare un gesto abitualmente veloce. O ancora nel cambiare la direzione di una sequenza che conosciamo bene.

All’inizio può sembrare strano.

Il corpo protesta.
La coordinazione sembra diminuire.
Ci sentiamo meno sicuri.

Ma è proprio in quel momento che stiamo imparando qualcosa di nuovo.

Aprire nuove possibilità

Ogni volta che interrompiamo un automatismo, creiamo spazio.

Spazio per una percezione diversa.
Spazio per una nuova qualità del movimento.
Spazio per una relazione più ampia con noi stessi.

Non si tratta di eliminare le abitudini, ma di non esserne prigionieri.

Più possibilità ha il corpo, più libertà abbiamo anche nel modo di esprimerci.

Una piccola rivoluzione silenziosa

La danza consapevole non cambia soltanto il modo in cui ci muoviamo.
Può cambiare il modo in cui ci osserviamo.

Ci insegna che non siamo obbligati a ripetere sempre la stessa risposta, la stessa postura, la stessa traiettoria. Che esistono alternative. Che possiamo esplorare.

E forse la vera libertà non consiste nel fare qualsiasi cosa, ma nell’avere più di una possibilità tra cui scegliere.

Anche un gesto abituale può diventare una scoperta, se lo guardiamo con occhi nuovi.


Comments

2 risposte a “La danza delle abitudini”

  1. Avatar Le perle di R.

    È sicuramente utile allenare nuovi percorsi

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    1. Avatar Francesca

      Non di facile applicazione, ma si può tentare 😊

      Piace a 1 persona

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