Perdere il passo senza perdere la presenza
Prima o poi succede a tutte. La musica continua, ma per un istante non ricordiamo più quale movimento viene dopo. Partiamo con il piede sbagliato, anticipiamo un accento, perdiamo una parte della sequenza oppure ci ritroviamo rivolte dalla parte opposta rispetto alle altre.
E in una frazione di secondo accadono due cose: c’è l’errore e c’è la nostra reazione all’errore.
Molto spesso è la seconda a creare il vero problema.
Il movimento sbagliato potrebbe durare un istante. Ma se ci irrigidiamo, smettiamo di respirare, abbassiamo lo sguardo o cerchiamo affannosamente di recuperare, quell’istante diventa molto più evidente.
Imparare a danzare significa anche imparare a restare presenti proprio lì, nel momento in cui qualcosa non è andato come avevamo previsto.
L’errore che vediamo solo noi
Una delle prime cose da scoprire è che non tutti gli errori sono visibili a chi guarda.
Immaginiamo di aver previsto un cerchio del bacino e di iniziare invece un otto. Se continuiamo il movimento con naturalezza, probabilmente chi osserva penserà semplicemente che quella fosse la scelta coreografica.
Se invece interrompiamo l’otto a metà, assumiamo un’espressione preoccupata e cerchiamo velocemente di tornare al cerchio, comunichiamo immediatamente che qualcosa non ha funzionato.
È un esempio semplice, ma insegna una cosa importante: la continuità può essere più importante della correzione immediata.
A volte la soluzione migliore non è tornare indietro, ma andare avanti.
Il perfezionismo interrompe il movimento
Voler eseguire bene una coreografia è naturale. Il problema nasce se la ricerca della precisione diventa così forte da non lasciare spazio all’imprevisto.
La danzatrice perfezionista può conoscere perfettamente la sequenza e tuttavia sentirsi molto vulnerabile davanti a una piccola deviazione. L’attenzione non è più sulla musica o sul movimento, ma sul controllo: Sto facendo tutto correttamente? Ho sbagliato? Si è visto?
In quel momento si smette, almeno in parte, di danzare.
Il corpo continua a eseguire, ma la presenza si sposta altrove.
Accettare la possibilità dell’errore non significa rinunciare alla tecnica. Significa evitare che la tecnica diventi una gabbia.
Allenarsi anche a recuperare
Durante una lezione siamo abituate a esercitarci per fare bene. Più raramente ci esercitiamo a recuperare.
Eppure è una capacità che può essere allenata.
Si può, per esempio, provare una breve sequenza e decidere volontariamente di modificarne un movimento. L’obiettivo sarà trovare il modo di rientrare nella coreografia senza fermarsi.
Oppure si può improvvisare per alcuni secondi e poi cercare un punto musicale riconoscibile da cui riprendere la sequenza.
Un altro esercizio consiste nel continuare a danzare anche se si perde un passaggio, scegliendo un movimento semplice — un’oscillazione, un passo, un cerchio — finché non si ritrova il riferimento.
In questo modo non alleniamo soltanto la memoria coreografica. Alleniamo flessibilità e capacità di adattamento.
Tornare alla musica
Se perdiamo una sequenza, spesso la prima reazione è cercarla nella memoria.
Ma esiste un’altra possibilità: tornare alla musica.
Ascoltare nuovamente il ritmo, riconoscere un accento, ritrovare una frase musicale può diventare il punto da cui ripartire. La musica continua anche se abbiamo dimenticato un passo e può offrirci un riferimento molto più efficace dell’affannosa ricerca mentale del movimento mancante.
Questo cambia anche il rapporto con la coreografia.
Non stiamo più semplicemente ricordando una successione di passi. Stiamo imparando a orientarci all’interno della musica.
Trasformare invece di nascondere
Ci sono anche errori che possono diventare materiale creativo.
Un braccio parte nella direzione sbagliata? Possiamo completarne la traiettoria e utilizzarla per entrare nel movimento successivo.
Abbiamo fatto un passo in più? Possiamo trasformarlo in uno spostamento.
Siamo rimaste ferme per un istante perché non ricordavamo cosa venisse dopo? Quella sospensione può diventare una pausa intenzionale.
Non sempre sarà possibile, naturalmente. Ma allenarsi a cercare una possibilità dentro l’imprevisto cambia profondamente il modo di stare nella danza.
L’errore smette di essere soltanto qualcosa da nascondere e diventa un problema da risolvere attraverso il movimento.
La presenza viene prima della perfezione
Una danzatrice presente non è una danzatrice che non sbaglia mai.
È una danzatrice capace di restare nella danza anche dopo un errore.
Continua a respirare. Mantiene il rapporto con la musica. Non abbandona il proprio spazio. Cerca una soluzione e prosegue.
Ed è forse questa una delle competenze più interessanti che possiamo portare fuori dalla sala di danza: scoprire che perdere per un momento la strada non significa aver perso tutto il percorso.
Possiamo fermarci un istante, ascoltare ciò che sta accadendo e trovare un’altra entrata.
La musica, intanto, continua.
E possiamo continuare anche noi.


Lascia un commento