Il corpo può dare spazio alle nostre contraddizioni senza costringerci a scegliere subito.
Ci sono momenti in cui sappiamo esattamente cosa vogliamo. E altri in cui dentro di noi convivono due direzioni opposte.
Vogliamo cambiare, ma desideriamo anche rimanere dove siamo. Sentiamo il bisogno di avvicinarci a qualcuno e, nello stesso tempo, quello di proteggerci. Vorremmo dire sì, ma qualcosa dentro di noi continua a suggerire no.
L’ambivalenza può essere faticosa proprio perché siamo abituate a considerare la coerenza come un valore assoluto. Vorremmo avere idee chiare, prendere una decisione e procedere senza voltarci indietro.
Ma non sempre funziona così.
A volte due bisogni apparentemente contraddittori possono essere entrambi autentici.
La danza offre uno spazio particolare per esplorare questa condizione perché non ci obbliga immediatamente a trovare una risposta. Possiamo andare avanti e tornare indietro. Aprirci e richiuderci. Avvicinarci e prendere distanza.
Il corpo può sperimentare entrambe le possibilità prima che la mente decida quale scegliere.
L’ambivalenza non è necessariamente indecisione
Dal punto di vista psicologico, l’ambivalenza nasce quando nei confronti della stessa situazione proviamo sentimenti, desideri o motivazioni contrastanti.
Una parte di noi vuole qualcosa.
Un’altra ne teme le conseguenze.
Pensiamo, per esempio, a un cambiamento importante. Possiamo desiderarlo profondamente e contemporaneamente avere paura di perdere ciò che conosciamo. Le due esperienze non si annullano: possono convivere.
Il problema nasce quando pretendiamo di eliminare immediatamente una delle due.
Invece di domandarci “Quale parte ha ragione?”, possiamo provare a chiederci:
“Che cosa sta cercando di proteggere ciascuna parte?”
Il movimento può aiutarci proprio in questo. Trasforma un conflitto astratto in qualcosa che possiamo osservare e sentire.
3 spunti pratici
1. Il corpo diviso tra sì e no
In piedi, immagina che il lato destro del corpo rappresenti il sì e quello sinistro il no.
Lascia che il lato del sì inizi a muoversi. Non decidere in anticipo come: ascolta quale gesto emerge.
Poi fermati e passa al lato del no.
Quale dei due si muove con maggiore facilità? Quale è più rigido? Quale occupa più spazio?
Infine prova a muovere entrambi contemporaneamente, senza cercare di renderli armoniosi.
L’obiettivo non è decidere. È permettere alle due possibilità di esistere nello stesso corpo.
2. Un passo avanti, un passo indietro
Scegli una questione sulla quale ti senti divisa.
Fai lentamente un passo avanti e fermati.
Ascolta il corpo.
Poi torna indietro.
Ripeti alcune volte prestando attenzione alle sensazioni: cambia il respiro? Compare tensione? Ti senti più stabile andando avanti o tornando indietro?
Non utilizzare l’esercizio come un test per decidere cosa fare. Consideralo piuttosto un modo per raccogliere informazioni su ciò che stai vivendo.
3. Dare una voce alle due parti
Dopo il movimento, prendi un foglio e completa due frasi:
“Una parte di me vuole…”
“Un’altra parte di me teme…”
Continua a scrivere alternando le due voci.
Potresti scoprire che ciò che sembrava semplice indecisione contiene bisogni molto diversi: sicurezza, libertà, appartenenza, cambiamento, protezione.
Non tutte le contraddizioni devono essere risolte immediatamente.
A volte abbiamo bisogno di abitare per un po’ entrambe le direzioni, finché qualcosa dentro di noi diventa più chiaro.
Danzare l’ambivalenza significa concedersi questo tempo.
Un passo avanti.
Un passo indietro.
Una pausa.
E poi, forse, un movimento nuovo che prima non avevamo considerato.
Perché scegliere consapevolmente non significa non avere dubbi. Significa riuscire ad ascoltare anche le parti di noi che vorrebbero andare nella direzione opposta.
✨ Nel blog di psicologia trovi altre riflessioni dedicate al rapporto tra psicologia, emozioni e vita quotidiana: uno spazio in cui approfondire, anche attraverso le parole, ciò che il corpo può iniziare a raccontare attraverso il movimento.


Lascia un commento