Prendersi cura di sé non significa aggiungere qualcosa da fare, ma imparare ad ascoltare ciò che il corpo sta già chiedendo.
Prendersi cura di sé sembra un concetto semplice. Eppure, nella vita quotidiana, può diventare sorprendentemente difficile.
Ci si occupa del lavoro, della famiglia, delle persone che hanno bisogno di attenzione, degli impegni che non possono aspettare. Si risponde, si organizza, si risolve. E spesso il corpo accompagna tutto questo senza essere davvero ascoltato, fino a quando la stanchezza, la tensione o il bisogno di fermarsi diventano impossibili da ignorare.
La cura di sé, però, non deve necessariamente iniziare da grandi cambiamenti. Può cominciare da qualcosa di molto più piccolo: accorgersi di come si sta.
La danza può offrire uno spazio per farlo. Non una danza da eseguire, imparare o mostrare, ma un movimento che nasce dall’ascolto. Un modo per chiedere al corpo non che cosa dovrebbe fare, ma che cosa gli servirebbe in quel momento.
A volte la risposta sarà movimento. Altre volte lentezza. Altre ancora immobilità.
Anche questo è prendersi cura di sé.
🌿 La cura non è un altro compito
Dal punto di vista psicologico, l’autoaccudimento comprende la capacità di riconoscere i propri bisogni e rispondere a essi in modo sufficientemente rispettoso. Non significa assecondare ogni desiderio né sottrarsi alle responsabilità, ma includere anche se stesse tra le persone di cui vale la pena occuparsi.
Il rischio è trasformare perfino la cura di sé in una prestazione: bisogna rilassarsi, meditare, allenarsi, mangiare bene, trovare tempo per sé. Un’altra lista di cose da fare.
Il corpo può suggerire una strada diversa.
Attraverso il movimento è possibile fermarsi per qualche minuto e ascoltare ciò che c’è davvero, senza pretendere di modificarlo. La domanda non è più “Cosa dovrei fare per stare meglio?”, ma “Di cosa ho bisogno adesso?”
La differenza sembra piccola, ma cambia completamente la prospettiva.
🌙 3 spunti pratici
1. Mani sul cuore e sul ventre
Porta una mano sul petto e l’altra sul ventre. Non modificare subito il respiro: limitati a sentirlo.
Dopo qualche istante, lascia che diventi lentamente più ampio, senza forzarlo. Puoi accompagnare il respiro con un piccolo dondolio del corpo.
Rimani così per qualche minuto. Non devi ottenere uno stato particolare. L’obiettivo è semplicemente tornare a percepire la tua presenza fisica.
2. Il movimento dell’autoabbraccio
Apri lentamente le braccia durante l’inspirazione e richiudile intorno al corpo durante l’espirazione, come in un abbraccio.
Ripeti il gesto più volte, cambiando ogni volta la posizione delle mani: sulle spalle, sulle braccia, vicino al petto.
Non cercare un movimento elegante. Cerca quello che in quel momento offre una sensazione di raccoglimento e protezione.
Puoi poi lasciare che l’abbraccio si apra nuovamente, trasformandosi in un gesto più ampio. Cura non significa soltanto raccogliersi: significa anche permettersi di tornare verso il mondo quando ci si sente pronte.
3. Chiedere al corpo di cosa ha bisogno
Alla fine della pratica fermati.
Rimani in piedi oppure siediti e chiediti:
“Di cosa ha bisogno oggi il mio corpo?”
Non cercare immediatamente una risposta razionale.
Potrebbe emergere il bisogno di riposo, movimento, silenzio, contatto, leggerezza. Oppure potrebbe non arrivare nessuna risposta precisa.
Anche imparare a restare qualche istante in ascolto, senza pretendere una soluzione, fa parte della pratica.
La cura di sé non consiste sempre nel fare qualcosa per stare meglio.
A volte significa accorgersi che si è stanche prima di superare il limite. Riconoscere una tensione prima di ignorarla ancora una volta. Concedersi un momento di quiete senza doverlo meritare.
Danzare la cura di sé significa tornare dalla propria parte.
Non contro gli altri e non lontano dalle responsabilità, ma dentro una relazione con se stesse nella quale anche i propri bisogni possono avere uno spazio.
Forse la domanda più importante, allora, non è “Quanto riesco ancora a fare?”
È molto più semplice: “Come sto, mentre faccio tutto questo?”
✨ Nel blog trovi altre riflessioni dedicate al rapporto tra psicologia, emozioni e vita quotidiana: uno spazio in cui approfondire con le parole ciò che, attraverso il movimento, il corpo può aiutarci a riconoscere.


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