Ridurre il controllo visivo per riscoprire equilibrio, propriocezione e fiducia
Cosa succede se smettiamo di guardarci?
Nella danza gli occhi lavorano continuamente. Guardiamo lo specchio per controllare una posizione, osserviamo l’insegnante, cerchiamo un riferimento nello spazio, verifichiamo la direzione di un movimento. La vista offre informazioni preziose, ma proprio perché è così presente può finire per diventare il riferimento principale.
Provare a chiudere gli occhi per qualche istante modifica immediatamente l’esperienza. Non possiamo più controllare la linea di un braccio nello specchio né verificare dall’esterno se una posizione corrisponde all’immagine che abbiamo in mente. Rimane ciò che riusciamo a percepire dall’interno.
Ed è qui che un gesto apparentemente semplice può trasformarsi in un interessante esercizio di consapevolezza.
Dall’immagine alla sensazione
Davanti allo specchio è facile domandarsi: Come appare questo movimento?
A occhi chiusi la domanda cambia: Come lo sento?
La differenza è importante. Un braccio può sembrare perfettamente disteso nello specchio, ma essere accompagnato da una spalla contratta. Una postura esteticamente corretta può richiedere uno sforzo eccessivo. Un movimento molto piccolo, invece, può essere percepito internamente come ampio e intenso.
Senza il controllo dell’immagine, l’attenzione può spostarsi verso informazioni che normalmente restano sullo sfondo: la distribuzione del peso, il contatto dei piedi con il pavimento, la posizione del bacino, il respiro, la tensione muscolare.
Non significa rinunciare allo specchio, ma utilizzarlo insieme ad altri strumenti di percezione.
Riscoprire la propriocezione
Sappiamo dove si trova una mano anche senza guardarla. Possiamo piegare un ginocchio, inclinare la testa o spostare un braccio senza aver bisogno di controllare visivamente ogni movimento. Questa capacità dipende anche dalla propriocezione, cioè dall’insieme delle informazioni che permettono di percepire posizione e movimento delle diverse parti del corpo.
Nella danza è fondamentale.
Chiudere temporaneamente gli occhi può rendere più evidente quanto ci affidiamo alla vista e quanto, invece, riusciamo a riconoscere il movimento attraverso le sensazioni corporee.
Si può provare con qualcosa di molto semplice: in piedi, in uno spazio libero e sicuro, chiudere gli occhi e spostare lentamente il peso da destra a sinistra. Senza sollevare i piedi e senza cercare grandi oscillazioni.
Dove si sente maggiormente il peso? Sotto il tallone? Nell’avampiede? Su un lato del piede? Le due gambe vengono percepite allo stesso modo?
Non serve correggere subito. Prima viene l’osservazione.
L’equilibrio senza un punto da guardare
Basta chiudere gli occhi restando in piedi per accorgersi che l’equilibrio può cambiare. Il corpo compie piccoli aggiustamenti che con gli occhi aperti risultano meno evidenti.
È un’esperienza utile perché mostra che l’equilibrio non è immobilità. È un processo continuo di adattamento.
Per esplorarlo non servono posizioni difficili. Anzi, è preferibile partire da una base stabile, con entrambi i piedi appoggiati a terra e uno spazio sgombro intorno. Da lì si possono sperimentare piccoli trasferimenti di peso, oscillazioni minime o movimenti lenti delle braccia.
L’obiettivo non è dimostrare di saper mantenere l’equilibrio a occhi chiusi. È percepire che cosa fa il corpo per conservarlo.
Un movimento conosciuto diventa diverso
Un altro esperimento consiste nello scegliere un movimento molto familiare: un cerchio del bacino, un’ondulazione semplice, l’apertura delle braccia.
Prima eseguirlo davanti allo specchio.
Poi ripeterlo senza specchio.
Infine, se le condizioni sono sicure, provarlo per pochi secondi a occhi chiusi.
La forma esterna è la stessa, ma l’esperienza può cambiare notevolmente. Potrebbero emergere tensioni che prima non erano state percepite oppure diventare più chiara la continuità di una traiettoria. Anche il respiro può assumere maggiore importanza, perché non viene più oscurato dalla necessità di controllare continuamente l’immagine.
Perdere temporaneamente l’orientamento
Con gli occhi chiusi può accadere anche qualcosa di curioso: crediamo di essere rimaste rivolte nella stessa direzione e, riaprendoli, scopriamo di esserci spostate leggermente.
Non è necessariamente un errore. È un’informazione.
Fa comprendere quanto la vista contribuisca al nostro orientamento e quanto sia complesso il sistema attraverso cui costruiamo la percezione dello spazio.
Proprio per questo non è necessario trasformare l’esercizio in una prova. Rotazioni, spostamenti ampi e sequenze veloci a occhi chiusi aggiungono rischi senza rendere necessariamente più interessante l’esperienza. Sono sufficienti movimenti piccoli, eseguiti lontano da mobili, pareti, altre persone o ostacoli.
Fidarsi non significa rinunciare al controllo
Chiudere gli occhi viene spesso associato all’idea di “lasciarsi andare”. Ma la questione può essere più interessante.
Non si tratta di abbandonare ogni controllo. Si tratta di modificare il modo in cui raccogliamo informazioni.
Per qualche istante lo specchio non ci dice se il gesto è giusto. Lo sguardo non anticipa continuamente ciò che incontreremo. Diventa necessario ascoltare maggiormente appoggi, tensioni, respiro e posizione.
La fiducia nasce anche da qui: dalla possibilità di riconoscere il proprio movimento senza avere sempre bisogno di vederlo.
Riaprire gli occhi
La parte più interessante dell’esperimento potrebbe arrivare proprio alla fine.
Dopo alcuni minuti di lavoro, riaprire gli occhi e tornare allo stesso movimento permette di osservare se qualcosa è cambiato. Forse lo specchio viene cercato meno. Forse i piedi vengono percepiti meglio. Forse il gesto è diventato più semplice oppure il respiro più presente.
Gli occhi, allora, tornano a essere ciò che dovrebbero essere: una delle fonti di informazione disponibili, non necessariamente l’unica.
Danzare a occhi chiusi non significa imparare a fare a meno della vista.
Significa concedersi per qualche istante la possibilità di sentire prima di guardare.
E poi riaprire gli occhi portando con sé ciò che, senza guardarsi, si è riuscite finalmente a percepire.


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