Passare dal movimento automatico al gesto consapevole per scoprire nuove possibilità
Durante una giornata compiamo centinaia di movimenti senza pensarci. Camminiamo, ci sediamo, prendiamo un oggetto, attraversiamo una stanza, alziamo un braccio, cambiamo posizione. Il corpo conosce queste azioni così bene da non avere bisogno della nostra attenzione per portarle a termine.
Anche nella danza può accadere qualcosa di simile. Quando un movimento diventa familiare, il corpo tende a ripercorrere strade conosciute. Una sequenza conduce quasi automaticamente alla successiva, una direzione ne richiama un’altra, un gesto viene eseguito nel modo in cui siamo abituate a farlo.
Ma che cosa succede quando, nel mezzo di quel movimento, introduciamo una scelta?
Non una decisione presa prima di cominciare, né un obiettivo da raggiungere. Una scelta che nasce mentre il corpo è già in movimento.
Accorgersi del momento in cui è possibile cambiare
Prova a camminare liberamente nella stanza, senza stabilire un percorso. Dopo alcuni passi, cambia direzione.
Continua a camminare e fallo di nuovo.
Questa volta, però, presta attenzione all’istante che precede il cambiamento. Per una frazione di secondo esiste una possibilità: continuare nella stessa direzione oppure sceglierne un’altra.
È un passaggio minimo, eppure interessante. Il corpo stava andando da una parte e improvvisamente deve riorganizzarsi. Il peso cambia appoggio, lo sguardo si orienta altrove, il passo si modifica.
Puoi sperimentare anche altre possibilità. Fermarti invece di proseguire. Fare un passo indietro. Cambiare velocità. Ridurre progressivamente il movimento fino quasi all’immobilità.
L’obiettivo non è sorprendersi continuamente o rendere imprevedibile la danza. È accorgersi che tra ciò che stiamo facendo e ciò che faremo subito dopo può esistere uno spazio di scelta.
Trasformare un gesto mentre sta accadendo
Lo stesso principio può essere applicato a un singolo movimento.
Lascia partire lentamente un braccio. A metà del percorso, prova a scegliere: continuare nella stessa direzione oppure cambiarla?
Il braccio potrebbe salire, fermarsi, tornare indietro, coinvolgere l’altra mano oppure trascinare con sé il busto.
Ripeti l’esperimento senza programmare in anticipo ciò che accadrà.
Puoi partire anche da un movimento molto conosciuto: una rotazione delle spalle, un cerchio del bacino, un’oscillazione, una camminata. Ogni volta lascia aperta la possibilità di modificarlo.
Non serve cercare qualcosa di originale. Anche una variazione minima può interrompere l’automatismo e riportare attenzione a ciò che sta accadendo.
Seguire un ritmo e poi lasciarlo andare
Un’altra possibilità consiste nel partire da un ritmo regolare.
Puoi utilizzare una musica oppure semplicemente ripetere un passo mantenendo una cadenza costante. Dopo qualche momento, prova ad abbandonare quel ritmo.
Rallenta.
Accelera.
Fermati.
Riparti quando senti che è il momento.
Osserva che cosa accade quando il corpo non deve più rispettare una struttura prevedibile. Potrebbe comparire un piccolo senso di esitazione: e adesso?
È proprio quel momento a essere interessante.
Quando viene meno la strada già tracciata, bisogna ascoltare ciò che sta accadendo nel presente per decidere come continuare.
Scegliere non significa controllare tutto
Movimento intenzionale non significa movimento completamente controllato.
Al contrario, la pratica può diventare un dialogo tra ciò che emerge spontaneamente e ciò che scegliamo di farne.
Un gesto può nascere senza essere stato programmato e, una volta iniziato, può essere accolto, trasformato oppure lasciato terminare. L’intenzione entra quindi nel movimento senza dominarlo.
È una distinzione importante. Essere consapevoli non significa sorvegliare continuamente il corpo o chiedersi se ogni gesto sia corretto. Significa riconoscere, quando compare, la possibilità di intervenire sulla direzione che stiamo prendendo.
Uno spazio di scelta anche fuori dalla danza
Forse è proprio qui che questa pratica incontra qualcosa che appartiene anche alla vita quotidiana.
Molte situazioni non dipendono da noi. Non possiamo decidere tutto ciò che accade, né controllare le reazioni degli altri o prevedere ogni cambiamento.
Possiamo però imparare a riconoscere quei momenti nei quali una scelta è ancora possibile.
Continuare come abbiamo sempre fatto. Fermarci. Cambiare ritmo. Prendere una direzione diversa. Ridimensionare qualcosa oppure concedergli maggiore spazio.
La danza rende visibile questo processo attraverso il corpo, senza bisogno di trasformarlo immediatamente in una spiegazione o in una lezione.
Prima viene l’esperienza.
Un passo stava andando in una direzione.
Poi qualcosa è cambiato.
Lasciare aperta una nuova direzione
Per concludere la pratica, torna a camminare liberamente.
Questa volta non obbligarti a cambiare continuamente. Lascia che alcuni passi proseguano nella stessa direzione e che altri trovino spontaneamente una deviazione.
Ascolta il momento in cui senti di voler continuare e quello in cui emerge il desiderio di cambiare.
Poi fermati.
Forse, dopo tante pratiche dedicate all’ascolto, al ritmo, allo spazio, al peso, all’immaginazione e alle diverse qualità del gesto, rimane proprio questa possibilità: non soltanto sentire il corpo, ma riconoscere ciò che può accadere quando gli concediamo uno spazio di scelta.
Non occorre conoscere in anticipo la direzione.
A volte basta accorgersi che quella già intrapresa non è l’unica possibile.


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