Ogni insegnante è stata prima un’allieva. E ogni gesto che oggi condivido nasce da ciò che ho vissuto in prima persona
Questo è lo spazio più personale del blog, quello dove abbasso le difese e ti parlo a cuore aperto. Per molto tempo ho pensato di dover mostrare solo la parte forte e risolta di me, ma poi ho capito che è nelle nostre fragilità che si nasconde la connessione più autentica.
Qui dentro troverai le mie storie, i racconti di un percorso fatto di cadute e di rinascite, di dubbi e di illuminazioni. Parlo della mia esperienza non per mettermi al centro, ma per creare un ponte verso la tua. È la mia testimonianza di come la danza, e più in generale l’ascolto di sé, possano diventare ancore di salvezza e bussole per navigare le tempeste della vita.
Spero che leggendo le mie parole tu possa sentirti meno sola nel tuo cammino e trovare l’ispirazione per onorare la tua, meravigliosa e unica, storia personale.
Non era un passo particolarmente complesso. Anzi, visto da fuori sembrava semplice. Lo avevo studiato, praticato, inserito in decine di coreografie. Il mio corpo lo eseguiva in modo naturale. Proprio per questo pensavo che insegnarlo sarebbe stato facile.
All’inizio tutto sembrava procedere bene. La musica era adatta, il ritmo accessibile, i passi abbastanza chiari. Eppure sentivo che qualcosa non stava fluendo. I corpi eseguivano, ma non respiravano.
Lo specchio, in quella sala, c’è sempre stato. Grande, continuo, impossibile da ignorare. Per anni l’ho considerato uno strumento utile: aiuta a correggere, a vedere, a prendere consapevolezza. Ma quella sera ho capito che può diventare anche altro.